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Calabria: l’ennesimo punto interrogativo.

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Il Coronavirus avanza incessantemente, in tutto il mondo e – soprattutto – nelle zone dove la sanità pubblica fa acqua da tutte le parti, a maggior ragione se non vi è nemmeno temporaneamente un “idraulico” pronto a tappare le falle riportate. E mentre la Presidenza del Consiglio dei Ministri opta, in accordo al CTS, di colorare l’Italia, in Calabria avviene dell’incredibile: il Commissario alla sanità Saverio Cotticelli è costretto a dimettersi.

La sera del 6 novembre scorso, infatti, l’abile Walter Molino intervista Cotticelli chiedendo delucidazioni e pareri riguardo l’adesso zona rossa calabra, a nome del programma di Rai3 “Titolo V”, condotto da Francesca Romana Elisei e Roberto Vicaretti. Molino entra nell’ufficio all’ottavo piano della cittadella regionale catanzarese, sposta la sedia, si accomoda a distanza di sicurezza e fissa il suo interlocutore, questo iniziante a grondare di sudore; coda di paglia? Può darsi. In un clima del tutto atipico per l’incontro cui si fece capo, il commissario, generale dei carabinieri congedato, inizia a balbettare, ad aggiustarsi compulsivamente la mascherina e a cercare aiuto nella sua “Marì”, il sub commissario Maria Crocco (per poi cercare appoggio da un usciere che, non per sua colpa, tutto può sapere tranne che di sanità al dettaglio). Il risultato è presto detto: il giornalista della Rai pone, giustamente, una serie di domande alle quali però Cotticelli non è in grado di rispondere, raddoppiando dati sul momento e rimanendo basito sul venire a conoscenza che egli in prima persona avrebbe dovuto provvedere ad un piano Covid per la Calabria. La conseguenza si è già riportata all’inizio di questa amara storia.

Nominato il 7 dicembre del 2018, dal primo governo Conte, Saverio Cotticelli fu nelle grazie del Ministro alla Salute scorso Giulia Grillo, targata Movimento 5 Stelle, la quale provvedette alla nomina dello stesso. Sempre di 5 Stelle parliamo nel momento in cui, nella serata di ieri 7 novembre, viene incaricato a ricoprire il vuoto Giuseppe Zuccatelli.

Chi è Giuseppe Zuccatelli?

Giuseppe Zuccatelli, 76 anni, oggi Commissario alla Sanità in Calabria.

Commissario ad acta alla sanità calabrese, Giuseppe Zuccatelli, si laura in medicina con specialistica in igiene e medicina preventiva, operando nel settore sanitario dal 2009 al 2011 come sub commissario alla sanità campana. Ex presidente dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), è stato anche amministratore straordinario dell’azienda sanitaria di Ferrara e successivamente direttore della USL di Cesena. Ha guidato l’azienda ospedaliera “Pugliese Ciaccio” e l’azienda ospedaliera universitaria “Mater Domini” di Catanzaro; sempre in Calabria, per un breve periodo di tempo ha rivestito il ruolo di commissario straordinario dell’Asp di Cosenza. Il curriculum completo è disponibile a questo link.

Attualmente, come già riportato, viene nominato commissario dal Ministro Roberto Speranza, con il compito di guidare la sanità calabrese grazie ai poteri assegnatigli dal “Decreto Calabria”, approvato nei giorni scorsi dal Governo nazionale. Tra le capacità esercitabili, Zuccatelli potrà stabilire chi sarà a capo delle aziende sanitarie e ospedaliere, intervenire attivamente al dipartimento Tutela della Salute della Regione, organizzare gli appalti e redigere il tanto discusso “Piano Covid”, questo neanche abbozzato dal suo predecessore.

Ma c’è un “ma”

Zuccatelli risulta, inoltre, positivo al coronavirus da circa un settimana, dichiarando di essere “asintomatico e di star bene”. Ciò fa storcere leggermente il naso in quanto, attestata l’età adulta del neo commissario e dunque soggetto a rischio, si è scelto un individuo incapace per forza di cose di recarsi sul luogo di lavoro: non era forse consigliabile scegliere un soggetto in grado di cooperare faccia a faccia con i suoi sottoposti? A rigore, soprattutto, delle percentuali raggelanti riguardo lo smart working in Calabria (la media regionale, scrive il ministero per la Pubblica amministrazione, si aggira al 73,8%, mentre in territorio calabro si riporta solo il 46%).

Ma ancor più rabbrividevole sono le affermazioni pronunciate dallo stesso commissario qualche mese prima di diventare tale, come si presenta in un video virale sul web (visionabile al seguente link): “Le mascherine non servono ad un ca**o, serve la distanza, perché se io fossi positivo sai come posso trasmettertelo? Solamente se stai con me e mi baci per 15 minuti con la lingua in bocca, altrimenti non te lo becchi il virus”. Insomma, non proprio conforme a quanto espresso asfissiatamente dai media e dal Governo da marzo. Tuttavia la corsa ai ripari è subito pronta, giustificando lo sproloquio con l’inizio della pandemia, quando “la comunità scientifica internazionale riteneva che l’uso delle mascherine fosse da riservare ai soli contagiati e ai sanitari”. Può anche darsi, ma dal tono acceso e colorito con cui si tramandava il messaggio, siamo sicuri questo pensiero non sia ancora insito nella sua persona? E’ un altro effetto Sgarbi, no mask ma una volta contagiato Berlusconi si?

Nessuno può permettersi di dare una risposta certa a questi quesiti, ma, permettetemi, lecito è il dubbio, soprattutto per chi come me – calabrese doc – ha assistito a Domenico Pallaria (commissario regionale straordinario della Protezione Civile per l’emergenza Covid in Calabria) affermare la propria ignoranza su cosa siano i ventilatori polmonari, ad un Presidente di Giunta (Nino Spirlì) esprimere anch’egli la sua ignoranza ma riguardo le terapie intensive e ad un commissario alla sanità arrampicarsi sugli specchi per un’intervista. Si auspica, allora, che ci sia un “Virgilio” da Roma o dalla regione stessa pronto a guidarci consapevolmente, nell’irrefrenabile desiderio di abbandonare il “limbo dell’inferno” e di raggiungere il “paradiso” che prima vivevamo.

Nell’attesa che ciò avvenga… “Io speriamo che me la cavo”. E mai citazione fu più azzeccata.

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