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«C’è necessità di una maggiore trasparenza nelle comunicazioni dei dati» Intervista a Graziano Di Natale.

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Graziano Di Natale in primo piano, prima di una seduta in Consiglio Regionale.

I dati della Regione Calabria non fanno che peggiorare e, insieme a questi, i fatti di cronaca che compongono una prassi malata alla quale migliaia di calabresi sono costretti ad abituarsi. Gli ospedali uniscono pazienti covid a quelli “ordinari”, manca un bollettino quotidiano di vaccinazioni regionali, le ASP non possono inoltrare i risultati dei tamponi, gli uomini mandati da Roma si avvalgono della facoltà di non rispondere e centinaia di anziani, ogni giorno, sono spinti a correre i chilometri per un vaccino che – troppo spesso – non è più disponibile una volta giunti a destinazione.

Graziano Di Natale è Componente della Commissione speciale di vigilanza, della Giunta delle Elezioni, Segretario-Questore del Consiglio regionale e Vicepresidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa. Da un anno a questa parte prova a far luce sui casi di una sanità avvilente che, con l’avvento della pandemia da Coronavirus, non ha fatto altro che peggiorare la mole di servizi disponibili ai cittadini calabresi e non. Motivo per cui, di seguito, abbiamo discusso di politica nazionale sino alla gestione pandemica propria della città in cui risiedono i suoi affetti: Paola.

Buona lettura.


A seguito dell’emergenza pandemica da Covid-19 Lei ha avuto modo di porre luce su alcune delle carenze sanitare della Regione Calabria, interessando TV nazionali come La7 e componenti di Governo centrale, tra cui l’attuale Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute Pierpaolo Sileri. Sono state fatte tante cose, ma restano ancora scandali come il caso di Vibo Valentia con vaccini terminati (senza previa comunicazione ai prenotati) o l’ASP di Lamezia Terme la quale, da quanto si apprende, non ha potuto comunicare gli esiti dei tamponi a seguito del loro mancato rinnovo della casella PEC. Dinnanzi ad eventi simili, cosa manca quindi per un piano sanitario regionale degno di nota?

Avevo già evidenziato quanto l’organizzazione sanitaria in Calabria fosse al collasso; soltanto la provincia di Cosenza vede circa 547 milioni di debiti. Ed in virtù di questo mi sono recato personalmente negli ospedali per rendermi conto delle situazioni in cui versano, dicendo che di fronte alla salute non intendevo fare sconti a nessuno. La verità è che gli anni di commissariamento debbano necessariamente subire un’inversione totale della Sanità. Un piano sanitario regionale degno di nota? Iniziamo ad aprire gli ospedali chiusi e ad affrontare in maniera più dignitosa l’emergenza sanitaria, soprattutto sotto l’aspetto di cure più adeguate. Ho depositato due mozioni relative a ciò, una a Gennaio, la n° 58, e l’altra a Febbraio, la n° 23. C’è un colpevole ritardo. Bisogna staccare la politica dalle faccende della salute pubblica e gli obiettivi devono essere due: competenza e gestione dei bisogni.

Lei è Vicepresidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa. Il Presidente De Caprio ha avviato un Ordine del Giorno lo scorso 7 aprile, invitando anche il Commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro del debito sanitario della Regione Calabria, il Prefetto Guido Longo, ad intervenire sul tema delle vaccinazioni rientranti nella categoria “altro”. Longo, tuttavia, ha deciso di non presenziare, ritenendo il suddetto tema già analizzato. Come interpreta questo comportamento da parte di una figura prefettuale? Anche alla luce di casi come quello Cesareo che – nel distretto ospedaliero di Cetrato-Paola – offriva vaccini “pure ai gatti”.

Questo è lo scandalo ed io allo scandalo ho gridato in più occasioni denunciando il tutto pubblicamente. Come dicevo poco fa, la sanità ha necessità di essere gestita da “mani pulite” che mettano in primo piano quel sacrosanto diritto sancito nella nostra Costituzione: quello della Salute. Il tutto lontano dalle lottizzazioni politiche che non hanno contorni definiti. Chi ha responsabilità di questo tipo, così come chi gestisce la cosa pubblica deve garantire i diritti dei cittadini e rispondere alle loro necessità. Anche la politica deve dire la sua in merito a quanto sta accadendo. La politica non è un lavoro, è la più alta forma di servizio. Ecco perché nell’ultima seduta del consiglio regionale sono intervenuto dicendo che se non si fosse parlato di sanità avrei abbandonato l’aula. Ci vuole responsabilità e senso del dovere. Da parte di tutti. Da parte della politica regionale, del commissario Longo, di quanti lavorano e si ritrovano a gestire un’emergenza sanitaria mondiale.

Sempre in ottica amministrativa spicca l’opinione del Senatore Ernesto Magorno (IV) e del Presidente Facente Funzione Antonino Spirlì (Lega) sull’abrogazione dei Commissari ad acta. L’idea sarebbe quella di abbandonare il sistema commissariato invitando il Governo centrale ad azzerare il debito sanitario, a ragione del fatto che – in dieci anni di commissariamento – nessuno dei precedenti Commissari è mai riuscito nell’intento, tantomeno in quello di alzare i c.d. LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Attualmente, inoltre, sono assenti finanche i due subcommissari da affiancare al Prefetto Guido Longo. Pertanto, in qualità di istituzione calabrese, affiderebbe la gestione sanitaria nuovamente alla politica locale?

Già precedentemente sottolineavo l’importanza di una Sanità di totale competenza dello Stato. Il commissariamento ha certamente fallito, dobbiamo ammetterlo. Il periodo storico attuale dimostra, ogni giorno, l’incapacità delle regioni rispetto alla gestione della salute pubblica. E non ho problemi a dirlo. Qui ne va della vita di ognuno di noi. La sanità pubblica dovrà rientrare nelle competenze esclusive dello Stato, lo ripeto. Il problema non è solo quello di eliminare il debito sanitario, che comunque deve essere fatto. Continuo a sottolineare, come dicevo poco fa, che la questione è quella che le scelte devono essere condotte nella direzione di mettere al centro la salute, deve finire il tempo di chi governa per interessi diversi. La legalità è l’unica medicina possibile e con essa potranno arrivare tutte le soluzioni che vedranno solo il bene comune al centro della sanità.

È esemplare il modello sanitario portato avanti dalla Regione Liguria inerente alle vaccinazioni in farmacia. In Calabria ciò aiuterebbe ad evitare avvenimenti come quello di Vibo Valentia da Lei riportato su Facebook, eppure – anche nella città paolana in cui Lei pone le proprie radici – i farmacisti non hanno ricevuto alcuna disposizione per avviare personalmente la campagna vaccinale. Come mai tutto ciò?

Quella che può e deve diventare l’unica via per uscire da questa situazione di emergenza sanitaria non si capisce perché non trovi le soluzioni che, altrove, stanno facendo la differenza. Purtroppo anche questo rientra in ciò che ci siamo detti: in Calabria non c’è visione, non c’è idea progettuale sulle soluzioni sanitarie. Proprio lei prima diceva che qui si è pensato di vaccinare anche i “gatti”. Sono tutti complici del sistema e della burocrazia malata. Lo ripeto, è un sistema che non funziona, dal quale dobbiamo immediatamente allontanarci a favore dell’unico obiettivo perseguibile: la legalità a favore di trattamenti sanitari equi e giusti. Ritornando sulle farmacie, queste si sono mosse, anche a Paola, ad istruire il proprio personale. C’è voglia di tornare ad abbracciarci, c’è voglia di tornare alla normalità, c’è voglia di tornare a vivere.

Ci spostiamo, a conclusione, su un aspetto di politica nazionale. Il Governo Draghi ha avviato la c.d. “road map” inerente alle riaperture di bar, ristoranti, teatri e tutto ciò che oggi risulta immobile a seguito dell’incremento dei contagi da Coronavirus. Desta, però, qualche dubbio il passaggio in zona arancione della stessa Regione Calabria: siamo entrati in zona rossa con una media di 200 casi al giorno, ne usciamo in arancione con 500. Lei, per di più, ha dimostrato come – nel report ministeriale 29 marzo-4 aprile – siano stati omessi 620 casi dalla piattaforma regionale. A fronte di ciò, pone fiducia in delle riaperture forse troppo politicizzate e poco scientifiche?

Non si scherza con i numeri e con le difficoltà economiche di tanti calabresi ormai allo stremo. Ho scritto pertanto al sottosegretario alla salute, del Governo Italiano, Pierpaolo Sileri, chiedendogli di intervenire al più presto. Ritengo inoltre che la crisi economica di tanti lavoratoti autonomi sia frutto dell’incapacità di chi doveva fare in questi lunghi mesi e non ha fatto. C’è necessità di una maggiore trasparenza nelle comunicazioni perché da queste non ne va solo la salute di una popolazione ma, in questa fase, anche quella di un intero tessuto economico e sociale.

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