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Cittadini di serie A e di serie B

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credits: monzacorre.it

We may test the hypothesis that the State is largely interested in protecting itself rather than its subjects by asking: which category of crimes does the State pursue and punish most intensely—those against private citizens or those against itself? The gravest crimes in the State’s lexicon are almost invariably not invasions of private person or property, but dangers to its own contentment […] Or compare the degree of zeal devoted to pursuing the man who assaults a policeman, with the attention that the State pays to the assault of an ordinary citizen. Yet, curiously, the State’s openly assigned priority to its own defense against the public strikes few people as inconsistent with its presumed raison d’etre.[1]

Possiamo mettere alla prova l’ipotesi che lo Stato sia di gran lunga più interessato a proteggere sé stesso piuttosto che i suoi sudditi chiedendoci: quale categoria di crimini viene perseguita e punita dallo Stato con maggiore intensità—quelli contro i cittadini privati o quelli contro sé stesso? I crimini più gravi nell’eloquio dello Stato sono quasi invariabilmente non violazione di persone private o proprietà, ma pericoli nei confronti dei suoi interessi […] O paragoniamo il grado di zelo dedicato a perseguire l’uomo che aggredisce un poliziotto, con l’attenzione che lo Stato presta all’aggressione di un ordinario cittadino. Eppure, curiosamente, il fatto che lo Stato assegni maggiore priorità alla propria difesa rispetto a quella del pubblico non è trovata incompatibile con la sua presunta raison d’etre da molti.

A qualche settimana di distanza dall’omicidio di Luca Attanasio, ambasciatore italiano in Congo, e della sua scorta, Vittorio Iacovacci, possiamo permetterci qualche considerazione a sangue freddo circa non tanto la vicenda in sé, ma la reazione delle autorità a tale evento. La mia tesi è che, come rileva la citazione di Rothbard sopra riportata, tale risposta non è che l’ennesima conferma del nucleo centrale del suo pensiero: lo Stato è un organismo predatorio interessato alla propria perpetuazione a danno dei cittadini, e non un’istituzione benevola che ha a cuore la loro tutela e i loro interessi.

Un trattamento privilegiato?

In seguito alla notizia delle uccisioni, le autorità si sono profuse in una serie di dichiarazioni affermando l’incredibile gravità di questo gesto, di come le due vittime fossero persone irreprensibili e piene di buona volontà, e che si arriverà a fondo della questione; i media, dal canto loro, non hanno fatto altro che alimentare il senso di oltraggio, facendoci conoscere meglio le identità dei due emissari dello stato italiano. Le bandiere a mezz’asta e i funerali di stato completano la panoplia di tributi offerti ai due sventurati. L’Italia piange i suoi figli.

Eppure, i nostri connazionali muoiono regolarmente, tant’è che non passa virtualmente giorno senza leggere un necrologio che descrive una morte violenta[2]. Assistiamo forse a celebrazioni in memoria di queste vittime senza nome – o quasi -, immediatamente dimenticate il giorno dopo a meno che non si tratti di un fatto estremamente eclatante? Per quale motivo casi come quello del vicebrigadiere Rega rimangono così a lungo nel ciclo mediatico, e suscitano maggiore oltraggio?

La sacralità dello stato

La risposta è da individuarsi nell’aura di sacralità che ammanta lo stato i suoi agenti. Nonostante le ciance circa un supposto contratto sociale dal quale deriva l’autorità di governanti, i funzionari pubblici non sono considerati dei professionisti al pari di netturbini o muratori, ma dei servitori della cittadinanza, che mettono da parte i loro interessi personali per prodigarsi per la comunità. Le istituzioni non fanno altro che alimentare tale reverenza, attraverso simboli, rituali ed encomi. Le divise e le mostrine dei militari, le sedute dei tribunali e l’appellativo di onorevole non sono che esempi. Chiunque abbia anche una minima familiarità con i meccanismi interni delle burocrazie pubbliche e con la prassi politica sa perfettamente che non si tratta per niente di angeli.

In ogni caso, in linea con le mie precedenti elaborazioni circa il valore delle istituzioni, la disparità di trattamento non è incidentale, ma perfettamente intenzionale: se si riesce a inculcare nella popolazione soggiogata un senso di rispetto e riverenza per i loro aguzzini, si può suscitare in essa un forte senso di simpatia quando tali carnefici ricevono una dose della loro stessa medicina[3]. Per cui dobbiamo esibire dolore e cordoglio in maniera pubblica e plateale quando le forze dell’ordine sono vittime di qualche crimine, precisamente per rafforzare l’idea che, sebbene l’omicidio sia in generale inammissibile, in alcuni casi è un po’ più inammissibile.

Basta infatti pensare all’esistenza di reati come “l’oltraggio a pubblico ufficiale”, in caso si manchi di rispetto a un membro della classe guerriera o amministrativa. Se veramente lo stato fosse una manifestazione della divisione sociale del lavoro, simili ingiunzioni non avrebbero senso di esistere: un comportamento non diventa più esecrabile se è rivolto a chi è investito di speciali privilegi dall’autorità politica di turno. Invece, la stragrande maggioranza dei crimini non vengono nemmeno risolti, e i cittadini o devono rivolgersi ad alternative, o prendono atto del fatto che non verranno protetti. Un simile comportamento non verrebbe mai perdonato a una vera compagnia di protezione; lo stato, e per estensione le sue forze di polizia, invece, possono regolarmente farla franca.

Conclusione

Questo non è, ovviamente, un trattamento esaustivo, né voleva esserlo. Il suo scopo è meramente quello di illustrare un curioso fenomeno, e invitare il lettore ad accorgersi di questo tipo di avvenimenti, nell’intento di renderlo più vigile e attento. Più, infatti, i cittadini si rendono conto di essere considerati inferiori rispetto alla casta dei governanti e dei loro sgherri, meno saranno intenzionati a implorare che essi si prendano cura di lui.


[1] M. Rothbard, Anatomy of the State, Auburn, Ludwig von Mises Institute, 2009, pp. 45-46; traduzione mia.

[2] Gli ultimi dati Istat riportano una media di poco inferiore al singolo omicidio giornaliero, da tempo in costante discesa. Il lettore curioso è invitato a consultare il sito dell’ente.

[3] È bene chiarire che non sto giustificando l’uccisione dei funzionari statali, ma solo evidenziando come loro stessi perpetrino innumerevoli torti nei confronti del pubblico.

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