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Colpo di Stato in Mali

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Ibrahim Boubacar Keita, presidente del Mali dal 2013, è stato dimesso dalla sua carica a seguito di un colpo di Stato.

Nella notte tra martedì 17 e mercoledì 18 giugno l’ormai expresidente, in un comunicato televisivo alla nazione, ha annunciato lo scioglimento del parlamento e la condizione di arresto in cui si trovano lui, il primo ministro Boubou Cissé e i ministri degli Esteri e delle Finanze spiegando la sua resa immediata con la volontà di evitare «spargimenti di sangue».

Il presidente e i suoi funzionari dopo essere stati arrestati da alcuni militari ammutinati, sono loro gli organizzatori del golpe, sono stati condotti nel campo dell’esercito di Kaiti, da lì è partito il commando incaricato di destituire il presidente, a 15 chilometri dalla capitale Bamako.

I militari responsabili del colpo di Stato hanno annunciato di voler favorire in un «ragionevole lasso di tempo» – affermazioni di questo tipo sono solitamente tutt’altro che una garanzia – l’indizione di nuove elezioni e, in vista delle stesse, hanno invitato gli esponenti dei gruppi di opposizione alla presidenza di Keita ad una serie di incontri.

Gli stessi militari hanno indetto un coprifuoco notturno e sancito la chiusura dello spazio aereo temendo le ingerenze di potenze straniere.

IL PRESIDENTE DEPOSTO

Ibrahim Boubacar Keita, una volta figura di spicco della classe dirigente nazionale, che era stato eletto per la prima volta nel 2013 a seguito – neanche a dirlo – di un colpo di Stato ai danni dell’allora presidente Amadou Touré, era stato riconfermato, per il secondo mandato presidenziale, alle elezioni del 2018 alle quali si era presentato con la volontà di combattere la corruzione.

I mesi che hanno preceduto il colpo di stato sono stati caratterizzati da diverse proteste guidate dal Movimento 5 giunio contro il presidente e il suo esecutivo mosse dal malcontento per la situazione economica del paese – più del 40 per cento della popolazione si trova in condizione di estrema povertà – , dall‘insoddisfazione generale a causa del conflitto con fazioni islamiste nel nord del paese e dall’accusa, sostenuta anche dal tribunale costituzionale nazionale, di aver pilotato le recenti elezioni parlamentari.

LA REAZIONE INTERNAZIONALE

Secondo la BBC il colpo di Stato è guidato dal colonnello Malick Diaw e dal generale Sadio Camara che, facendo leva sul mancato pagamento del salario, sarebbero stati in grado di aizzare i militari con il presidente. L’operazione che ha condotto al golpe è stata semplice e lineare: i militari, che erano stanziati nel campo di Kati, si sono recati a Bamako, la capitale del paese dove erano in corso proteste contro il presidente, e si sono introdotti nell’abitazione di Keita e del primo ministro Cissé per poi condurli, insieme ai rispettivi figli, al campo di Kati.

L’ECOWAS, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, ha reagito alla notizia del golpe optando per una momentanea chiusura dei confini con il Mali e per la sospensione dei flussi finanziari fino al chiarimento della situazione.

A livello Europeo è la Francia, che in Mali conta su un nucleo di 5 mila militari, la nazione maggiormente interessata al colpo di Stato. Il presidente Macron ha dichiarato, a questo proposito, di essere in contatto con i presidenti di Costa d’avorio, Senegal e Niger e di star quindi monitorando la situazione da vicino.  

Attraverso il proprio portavoce, il vicecapo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Ismael Waguè, il commando di militari ha annunciato la formazione del “Comitato nazionale per la salvezza del popolo (CNSP) e ha dichiarato: «La società civile e i movimenti socio-politici sono invitati a unirsi a noi per creare insieme le migliori condizioni per una transizione politica civile che porti a elezioni generali credibili per l’esercizio democratico, attraverso una tabella di marcia che getterà le basi di un nuovo Mali»

In conclusione, riprendendo la dichiarazione appena riportata, è doveroso dire, pur auspicando per uno sviluppo democratico di questo colpo di stato, che in Mali la democrazia c’era. Questo golpe non è stato ordito contro un dittatore senza nessuna legittimità democratica o contro un tiranno, che la legittimità democratica la perde nel tempo, bensì contro un presidente -il cui operato è sicuramente doveroso contestare e mettere in discussione- eletto democraticamente.

L’auspicio con cui voglio concludere è naturalmente quello di una soluzione pacifica e di una transizione democratica che possa dare al Mali un presidente che sappia condurre il paese verso una riforma definitivamente democratica.  

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