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Coronavirus: tutti parlano dell’eccellenza della Lombardia, ma non della Calabria

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Sicuramente la regione Lombardia si è distinta per la propria competenza nel gestire la pandemia di Covid-19, grazie anche all’eccellenza della sanità pubblica e privata regionale,  facendo conto che la Regione Lombardia è la regione italiana che contribuisce a circa un quinto del Pil nazionale, essendo la prima ‘’potenza’’ economica, commerciale e industriale d’Italia.

Non ci stupisce, quindi, che la Lombardia sia riuscita, senza aiuto esterno, ma con le proprie risorse (che non sono poche) , a dare una risposta autorevole all’ondata epidemiologica.

Tutti, in queste settimane, giustamente osannano l’immenso lavoro della Lombardia, ma nessuno parla della Calabria.

Ebbene sì , nonostante la Regione Calabria sia una delle regioni più povere ed emarginate d’Italia, è riuscita a dare al mondo una prova della sua efficienza, riuscendo a contenere straordinariamente la pandemia, tanto da finire sul New York Times che ha elogiato il modello Calabria attuato dalla governatrice forzista Santelli.

Ma come ha potuto una regione con uno dei Pil più bassi di tute le regioni europee, con una forte  lontananza dei mercati e la carenza cronica di infrastrutture che rende infatti il tessuto economico calabrese notevolmente fragile e troppo legato alle variazioni economiche congiunturali, riuscire a far fronte ad una delle più grandi sfide globali della nostra epoca?

La Regione, infatti, ha disposto nelle ultime settimane tamponi a tappeto a tutti i soggetti a rischio, e oggi ha raggiunto quota 16.766 test effettuati dall’inizio dell’epidemia. I casi positivi sono soltanto 923, appena il 5,5% dei controllati, la percentuale più bassa dell’intera Italia.

Lo straordinario lavoro della Regione Calabria e della governatrice Santanelli, purtroppo, è ancora poco conosciuto.

Ancora una volta, però, il sud Italia dimostra a tutta Italia, che nonostante i suoi molti problemi di matrice storico-culturali, la propria grandezza e la propria forza di volontà.

Un sud che ancora oggi viene sfruttato da dei governi centrali incapaci che accentrano tutto il potere attorno a sè e che credono che la soluzione alla secolare ”questione meridionale” sia l’assistenzialismo grillino, quando in realtà è lasciare il sud capace di correre in un mercato globale, mettendolo in condizioni di essere libero e competente nella nuova era della globalizzazione.

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