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«Da Bruxelles si segue il modello Merkel. Si vuole un centro che garantisca continuità alle linee guida dell’UE» Intervista a Vincenzo Sofo.

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C’era una volta un Conte, adesso dominano i Draghi, ma lo spartito non cambia e l’orchestra rimane la medesima di un anno fa: nomi diversi, uomini delle forze armate al posto di dirigenti di azienda, qualche quaquaraquà riemerso dalle legislature precedenti, ed è subito un Conte ter solo più pacato e lontano dai social network. Orchestra che, tuttavia, invece di “suonarle” le riceve, portando alla mente un déjà vu targato 2011.

Ed è nel caos più totale tra ristori, vaccini ritirati, bipolarismo politico morto e sepolto, che si vuol provare ad indagare sul perché, ancora una volta, l’Unione Europea ami usare i pennarelli neri indelebili sui contrati tra stessa Unione e case farmaceutiche, sul perché la Lega di Matteo Salvini stia quasi per cambiare slogan in “prima gli africani” o, ancora, sul perché in Regione Calabria siano giunti 140milioni di euro a fronte dell’emergenza sanitaria, trovandosi ad oggi – però – con ospedali da campo e cittadini che muoiono in macchina in attesa dell’ossigeno. Ho cercato di dare una risposta a quanto detto, interfacciandomi con l’europarlamentare Vincenzo Sofo (GRE).

Buona lettura.


Vincenzo Sofo nasce a Milano, città in cui si laurea in Management per l’Impresa e nella quale inizia la sua militanza nel partito di Umberto Bossi. Come muove i primi passi nell’organizzazione e perché sceglie proprio “il Carroccio”?

Ho iniziato a muovere i primi passi nella Lega nel 2009, in quanto in quel momento rappresentava l’unica alternativa al Pdl e a una deriva centrista che avrebbe irrimediabilmente trasformato il centrodestra, rendendolo un contenitore che non avrebbe mai potuto difendere le istanze identitarie, patriottiche e sociali. Della Lega mi piaceva appunto lo spirito identitario e sindacalista ma ero convinto che andasse utilizzato non per alimentare la contrapposizione tra Nord e Sud bensì per proporre un’alleanza tra territori per superare le inefficienze del governo centrale. Ecco perché nel 2010 decisi di fondare con altri ragazzi il think tank ‘IlTalebano.com’, al fine di favorire l’incontro e la sintesi tra il mondo leghista e quello della destra patriottica nazionale.

Rimanendo vicini al tema “Lega”, all’interno del Suo sito web ufficiale (www.vincenzosofo.it), ha più volte dimostrato le Sue perplessità inerenti alla figura di Mario Draghi, nonché la conseguenziale fiducia datagli da parte di Matteo Salvini. In particolare, nell’articolo “6 motivi per i quali mi preoccupa l’operazione Draghi”, Lei riporta una Sua chiara incomprensione: “non capisco come le forze politiche, custodi di sovranità popolare, possano accettare così serenamente che tale principio sia nuovamente calpestato”. La Lega di Salvini sta perdendo sovranità e identità politica? E’ da considerarsi uno dei motivi del Suo passaggio a Fratelli d’Italia?

In realtà a oggi non sono entrato in Fratelli d’Italia bensì ho deciso di aderire da indipendente al gruppo parlamentare a Bruxelles dei conservatori europei, il cui presidente è Giorgia Meloni e del quale fa parte Fratelli d’Italia ma anche altre forze come Vox, i polacchi del PIS ecc. Decisione che ho preso perché non ho condiviso la scelta di aderire al Governo Draghi e con essa di abbandonare il progetto di costruzione di una grande casa politica identitaria, patriottica, sociale e sovranista (che non vuol dire assolutamente anti europea) per percorrere una nuova via più liberal-moderata sul solco dell’esperienza del Pdl.

E’ di recente notizia la decisione avviata dal Governo Draghi sul blocco dei vaccini AstraZeneca dall’Unione Europea all’Australia, sollecitando la Commissione sulla “penuria di dosi vaccinali”. E’ il primo segnale di un’Italia decisiva in Europa? 

Il problema è a monte, ovvero il totale fallimento della strategia UE sui vaccini. Oggi gli Stati Membri si trovano nelle condizioni di non poter affrontare adeguatamente la campagna vaccinale anche a causa dei ritardi nella distribuzione e, a causa dei contratti capestro sottoscritti dalla Commissione con le aziende produttrici, non hanno mezzi per potersi difendere. La mossa di Draghi è assolutamente condivisibile ma, per dovere di cronaca, è necessario sottolineare che è una strategia condivisa a livello europeo, in quanto ci troviamo in una situazione tale che anche una singola dose può fare la differenza.

Altrettanto recente è il terremoto politico-amministrativo avvenuto,  nei giorni scorsi, all’interno del Partito Democratico, vedendo le dimissioni da parte del leader Nicola Zingaretti e favorendo l’ascesa di Enrico Letta quale capo politico del partito. In contemporanea, su Twitter, Lei parlò a riguardo di distruzione del centrodestra e del centrosinistra per favorire la “nascita del Grande Centro”. Può dirci di più? Vede un asse Letta-Berlusconi-Salvini?

Vedo la volontà proveniente da Bruxelles di seguire l’esempio del Partito della Merkel in Germania, ovvero la formazione di un nuovo centro che, stando in ogni caso al governo, possa garantire continuità alle linee guida dettate dall’UE. Non è un caso, infatti, che la crisi che ha portato alla formazione del Governo Draghi sia arrivata immediatamente dopo la scelta come successore della di Armin Laschet, rappresentante dell’ala centrista della CDU, il quale ha sconfitto il candidato dell’ala conservatrice Mertz. Ed è anche per questa ragione che ho voluto continuare la mia battaglia politica insieme ai conservatori europei guidati da Giorgia Meloni, l’unica alternativa identitaria al pensiero unico europeo. Dopodichè è evidente che questo tipo di rimescolamento stabilito dall’alto provochi dei terremoti e così è accaduto sia nel 5 Stelle, con la spaccatura dell’ala Di Battista e l’investitura a capo partito di Conte, sia nel PD dove si è dimesso Zingaretti ed è arrivato Letta. Bisogna ora vedere come queste scosse si concilino con il progetto sovranazionale.

Nella Sua attività da europarlamentare sono innumerevoli le interrogazioni rivolte alla Commissione Europea, battendosi – ultimamente – sulla chiarezza delle clausole contrattuali tra UE e case farmaceutiche (nel caso dei vaccini anti-covid), chiedendo addirittura le dimissioni del Commissario per la salute Stella Kyriakides. Il 28 gennaio 2021, muove un’interrogazione dall’oggetto “Richiesta di pubblicazione degli accordi anticipati di acquisto (Advanced Purchase Agreement, APA) conclusi dalla Commissione europea con le aziende produttrici dei vaccini anti-COVID-19”. Come ancora visionabile nel Suo profilo, all’interno del sito web ufficiale del Parlamento europeo, non è giunta ancora una risposta. Come ha agito, dunque, l’Unione Europea nell’acquisto “sottobanco” di vaccini di cui – oggettivamente – si sa ben poco se non le cifre da capogiro imposte agli Stati membri (l’Italia tra i prezzi più alti)? I dettagli contrattuali censurati ma rilevanti, segreti anche a voi parlamentari, possono influenzare la volontà della popolazione a vaccinarsi?

Sono stato tra i primi a denunciare la mancanza di trasparenza dei contratti stipulati con le case farmaceutiche che la Commissione ha vergognosamente reso disponibili quasi integralmente censurati. I dati relativi alle caratteristiche del prodotto, al prezzo delle singole dosi e alle conseguenze di un’eventuale inadempimento contrattuale da parte delle case farmaceutiche sono oscurati. L’unica cosa certa è che nei contratti è specificato che ciascuno Stato membro dovrà tenere indenne le aziende da responsabilità connesse ad eventuali danni cagionati a seguito dell’inoculazione del vaccino. L’intera strategia Ue sui vaccini è stata un fallimento, ed è per questo che ho richiesto le dimissioni della Commissaria alla Salute. Relativamente poi alla mancanza di trasparenza, ovviamente è assolutamente dannosa per i cittadini, i quali legittimamente si trovano ad interrogarsi sul motivo per il quale non possono venire a conoscenza di informazioni fondamentali.

Sempre nella Sue interrogazioni emerge l’interesse che Lei nutre nei confronti del Mezzogiorno italico, soprattutto verso la Regione Calabria da cui ha radici familiari. In risposta alla sua richiesta di mobilitazione del Fondo di solidarietà Europeo nei confronti della Calabria, la dott.ssa Elisa Ferreira – a nome della Commissione europea – ha fatto presente come nella punta dello Stivale sia stato rafforzato il Programma Operativo regionale (PO) calabrese del 2014-2020, stanziando – come anche sostenuto dal Commissario Kyriakides – 140 milioni di euro destinati ad “infrastrutture, attrezzature, materiali, medicinali, strutture di diagnosi e cura”. La presenza dell’Europa – nonostante sia controversa e a tratti oscura – è presente, eppure la Calabria rischia di passare in zona arancione rinforzata sempre per le risapute motivazioni: pochi casi, tante falle nel sistema sanitario. Ciò, secondo Lei, a cosa è Dovuto? 

La Calabria e il Sud in generale pagano la mancanza di una classe dirigente locale capace di dare una visione e una strategia di sviluppo di questa terra e di fare lobbying efficace innanzitutto su Roma per concretizzarla. Basta vedere i dati su tutti i soldi europei rimandati indietro perché non utilizzati per rendersene conto. Se è infatti indiscutibile che lo Stato centrale abbia sempre mostrato disinteresse per lo sviluppo vero del Sud, dobbiamo infatti renderci conto che spesso ai vertici di queste istituzioni ci sono stati politici provenienti da questi territori.

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