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Erba, Hashish e droghe leggere

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Se ne dibatte sempre, e all’infinito. In toni progressisti e in toni proibizionisti. Chi grida alla legalizzazione completa delle droghe leggere, chi le condanna per la loro natura stupefacente. Ma la risposta del mezzo la avrà mai qualcuno in questo paese dei “Falsi santi”?

Leggera introduzione storica

Che se ne voglia dire il rapporto Droga-uomo, o ancora meglio, Droga-Storia è sempre stato strettissimo. Dai templi dell’antico Messico, alle coste indigene Neo-zelandesi sino alle forze armate di Hitler, le droghe hanno sempre costituito una fonte di collegamento e di forza spirituale dei vari popoli.

Nello specifico se parliamo di Cannabis e suoi derivati come hashish, bisogna rilevare che la sua coltivazione e raffinazione risale a circa 10 mila anni fa. Varie fonti, riportano come in particolar modo in Asia (India, Cina ecc..), l’uso e il consumo di Ganja sia stato uno delle colonne sociali di quei popoli. Questi erano soliti usarla per riti religiosi, per aggregazione e anche per usi terapeutici.

“Seduti intorno in circolo, inalano e vengono intossicati dall’odore, proprio come i Greci col vino, e piu’ se ne butta piu’ diventano intossicati, fino a che si alzano e ballano e cantano”

Erodoto

“La demonizzazione della Cannabis” ha natura recente in un certo senso. Essa infatti risale all’inizio del proibizionismo in America, dove per cause di natura economica e in parte razziste, fu emanata la “Marijuana tax act” con tutta una serie di attacchi pubblici ai consumatori e al prodotto stesso, accusato di essere la fonte principale di psicosi e omicidi.

la marijuana è la strada piu breve per il manicomio, fuma la marijuana per un mese e il tuo cervello non sarà niente più che un deposito di orridi spettri, l’hashish crea un assassino che uccide per il piacere di uccidere.”

William Randolph Hearst

Ovviamente se si parla dei derivati della Cannabis, è difficile trovare episodi di gravi dipendenze e degradamenti sociali, cosa che invece accade se ci spostiamo a parlare di droghe “pesanti”.

Esempi possono essere l’oppio, che provocò una forte crisi sociale nella Cina nel 1856 con le cosiddette guerre dell’oppio, o il Pervitin (derivato delle metanfetamine) che fu un elemento decisivo nell’ascesa e discesa nazista ( come si legge nel trattato di Ohler).

(fonti: 1, 2,)

Panoramica della politica italiana

Parola d’ordine : “DIVISONE”.

Un panorama preciso e coeso è impossibile da delineare. Tantissime le proteste di giovani attivisti e di parlamentari come quelli di “+ Europa”, che lamentano una resistenza illogica del parlamento tutto, particolar modo l’opposizione, ma anche della maggioranza che nonostante si sia detta favorevole alla legalizzazione, alle richieste di calendarizzare una data per discutere le proposte si è sempre rifiutata, dicendo che “al momento la maggioranza aveva altre priorità”. Anche se, credo per il governo dovrebbe essere una priorità far entrare nelle casse dello stato soldi che vanno alla mafia.

Chi dice ” No, questa legalizzazione non s’ha da fare”, porta come argomenti quelli dell’aumento dei consumi della droga “in generale” e della tutela dei cittadini da parte di queste sostanze “pericolose e allucinogene”. In particolare come l’erba, considerata da qualcuno come leggera e da altri droga e basta, possa diventare “un ponte” di collegamento ad altre droghe.

“I fautori della cannabis libera – chiosa – la smettano pertanto di nascondersi dietro l’alibi di voler ‘tagliare le unghie alla mafia’ e rispondano sui disastrosi effetti sociali e sanitari che l’accoglimento della loro proposta produrrebbe al Paese”. 

Franco Giovanardi, Nuovo centrodestra

Risvolti economico-sociali

Quando Ofria 3 anni fa circa, presento la proposta di legalizzare la cannabis alla camera, portò a suo favore uno studio condotto dalla sua università, quella di Messina.

In questo studio si erano presi come punti a favore della proposta, la diminuzione dei costi di repressione ( costi dovuti all’incarceramento e al pattugliamento), la tutela dei consumatori, che lasciati in mano alla criminalità non hanno alcuna garanzia della qualità del prodotto, e infine la tassazione di questo prodotto che porterebbe introiti complessivi che vanno dai 6 agli 8 miliardi.

Non è neanche sottovalutare il fattore della chiarezza. Risulta ovvio che se i consumatori di cannabis (nel 2016 circa 6,1 milioni- dato istat) al posto di aggirarsi per quartieracci, rimanere nascosti per la paura di essere trovati e avere il numero dello spacciatore salvato sul telefono, potessero invece semplicemente andare in negozio, questi pagherebbero le tasse e sarebbero meglio informati sui rischi e quindi facilmente indirizzabili verso una strada più sana, o perlomeno controllata.

Paese dei “Falsi Santi”

Ebbene tutta questa questione così controversa e per tanti punti illogica, deve avere una risoluzione in un paese così diviso e bisognoso di contrastare mafia e disoccupazione. Le domande sul perché non seguire i modelli già applicati in Olanda o in Colorado – che hanno legalizzato da anni la cannabis, senza aver nessuno aumento di tossicodipendenti o crisi sociali – diventano innumerevoli.

Sopratutto bisogna evidenziare come anche nel nostro vecchio e bigotto parlamento, le proposte di legalizzazione siano arrivate molteplici volte e con numeri abbastanza importanti – ai tempi della proposta di Ofria 218, fra deputati e senatori, avevano firmato la proposta che poi però morì ugualmente- ma senza mai raggiungere risultati.

Si procrastina, non lo si vuole affrontare, le motivazioni non sono ben chiare. Nonostante tutte le fonti e i numeri riportati alla domanda “perché no?” non posso che rispondere andando a tentoni. Magari posso dire che si tratti ancora di quella scia di falso conservazionismo che tanto attanaglia l’Italia, che vuole togliere lo sguardo da cose così bollenti che annulerebbero la distinzione sociale tra chi è bravo, e chi è cattivo. Tra chi si ubriaca al bar e chi si fuma uno spinello dietro lo stesso.

Suppongo che condannare sia più facile di regolamentare…

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