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GIUSTIZIA CONTROVERSA

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“Quis custodiet ipsos custodes” scriveva Giovenale  nelle sue celeberrime Satire nelle quali  il retore e poeta latino attaccava senza pietà la corruzione e  la decadenza della Roma dei suoi tempi.
Γελοῖον γάϱ τόν γε φύλαϰα φύλαϰος δεῖσϑαι (È certamente ridicolo che un custode abbia bisogno di un custode) affermava il filosofo greco Platone in un passo del De Repubblica.

Da queste due antiche e sagge frasi si può facilmente evincere che la corruzione dei magistrati ( nel passato intesi come detentori del potere governativo e giudiziario oggi intesi “solamente” come detentori del potere giudiziario) è qualcosa che è sempre stato presente nella storia. Come diceva Kant nell’uomo non esiste la Santità Etica (perfezione morale) e anche la magistratura non è una entità divina e pura totalmente immune da ogni possibile scandalo.

Le mie parole non sono e non  devono essere interpretate come un attacco alla magistratura in sé e per sé. Esse invece sono una critica alla credenza tutta italiana che la magistratura sia qualcosa di intoccabile ( una casta su cui non ci si può esprimere perché potente, chiusa e “perfetta”) e soprattutto in questo articolo si vanno ad evidenziare alcuni momenti bui della magistratura in Italia, quei punti in cui sono emersi gravi segni di  corruzione e di malaffare proprio  in chi dovrebbe combattere tutto ciò.

Non si può iniziare a parlare di mala giustizia senza citare esempi famosi di sentenze sbagliate che hanno distrutto la vita di persone.

Il giornalista Enzo Tortora rappresenta uno dei più grandi errori giudiziari italiani di tutti i tempi.

Il 17 giugno 1983 viene arrestato dai Carabinieri di Roma su ordine della Procura di Napoli che lo accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico.

Il 17 settembre 1985, il conduttore viene condannato a dieci anni di carcere: le accuse contro di lui trovano un sostegno nelle rivelazioni di alcuni pentiti mafiosi. Il 15 settembre 1986, meno di un anno dopo, è assolto dalla Corte d’appello di Napoli: le accuse contro di lui vengono smontate tassello dopo tassello e i camorristi pentiti vengono processati per calunnia.
Il conduttore viene assolto in fine dalla Corte di Cassazione il 13 giugno 1987, anno in cui ritorna in tv e riprende la conduzione di Portobello. Ma ormai è malato. Morirà il 18 maggio 1988 nella sua casa di Milano.

Enzo Tortora è un esempio ampiamente “abusato” ma da suo caso emerge con estrema chiarezza che la magistratura e la giustizia sono capaci di distruggere facilmente la vita di innocenti ( pure non volendolo apertamente).

Vi sono poi i casi in cui si vuole distruggere un individuo e tappargli la bocca “apertamente” senza scrupoli.

Essi sono i casi in cui la Giustizia si toglie la benda e la bilancia e agita in aria la spada forte del suo ruolo agendo non per il bene comune ma per fini politici e ideologici.

Negli ultimi anni sono comparsi sui giornali numerosi scandali giudiziari dove giudici e magistrati “andavano a braccetto” con la politica e intervenivano con inchieste e sentenze per eliminare gli avversari della propria fazione di rappresentanza parlamentare. Palamara è uno di questi e lo scandalo in cui è finito ha ricoperto di merda il Consiglio Superiore Della Magistratura e anche l’Associazione Nazionale Magistrati.

Dalle intercettazioni e dagli articoli pubblicati negli ultimi mesi si evince che  deteneva un potere enorme in campo politico e giudiziario. C’era gente che faceva riferimento a lui perché spingesse per ottenere l’assegnazione di una sede giudiziaria o la presidenza di una sezione ambita o  chi invece lo chiamava per pilotare i processi ed uscire così totalmente pulito.

Dalle chat di Palamara pubblicate dalla Verità emergono importanti e gravi indiscrezioni. Vi è infatti la conversazione tra Palamara e il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini in cui si tessevano le trame per incastrare Salvini con la questione dei migranti.

ECCO UN ESTRATTO FORTEMENTE SIGNIFICATIVO PRESO DAL GIORNALE LA VERITÀ

24 agosto 2018 Legnini contatta il consigliere Palamara: “Luca, domani dobbiamo dire qualcosa sulla nota vicenda della nave. So che non ti sei sentito con Valerio (il consigliere del Csm in quota Area, Valerio Fracassi, ndr). Ai (Autonomia e indipendenza, ndr) ha già fatto un comunicato, Area (la corrente di sinistra delle toghe, ndr) è d’ accordo a prendere un’ iniziativa Galoppi idem (il consigliere del Csm Claudio Galoppi, ndr). Senti loro e fammi sapere domattina”.

La risposta di Palamara: “Ok, anche io sono pronto. Ti chiamo più tardi e ti aggiorno”. A quel punto Legnini insiste: “Sì, ma domattina dovete produrre una nota, qualcosa insomma”. A quel punto Palamara scrive a Fracassi: i due si incontrano il giorno successivo. Il pm riceve quindi un messaggio: “Dobbiamo sbrigarci! Ho già preparato una bozza di richiesta. Prima di parlarne agli altri concordiamola noi”.

Arriviamo al 25 agosto, quando le agenzie battono una notizia che non può passare inosservata: quattro consiglieri di Palazzo dei Marescialli, fra cui Palamara, chiedono di inserire il caso migranti all’ordine del giorno del primo plenum del Csm. Nel documento si legge che “la verifica del rispetto delle norme è doverosa nell’interesse delle istituzioni”.

Il complotto politico mascherato dal velo “innocente” del CSM è stato ordito!

Palamara è stato espulso a giugno 2020 dal Csm e sui suoi confronti si sono aperte inchieste giudiziarie. Pare però  che i suoi vecchi amici stanno scaricando su di lui tutte le colpe. Palamara è passato da essere uno dei più influenti magistrati ( è stato anche il più giovane presidente di ANM dal 2008 al 2012)  a diventare un “reietto”. Per questo motivo bisogna giustamente aggiungere che se Palamara è diventato quel che è diventato è grazie soprattutto ai suoi amici giudici e magistrati che per affari personali hanno messo da parte il concetto di “La legge è uguale per tutti” e che ora magicamente per non finire travolti dallo scandalo ritornano ad essere “equi e giusti” giustizialisti. Come ha detto Palamara : “chi ora mi accusa prima cercava favori”.

Con lo scandalo in questione è emerso sul panorama italiano un altro importante dibattito: quello riferito alla presenza di correnti politiche nella magistratura.

Magistratura Democratica (sinistra), Magistratura Indipendente (centro destra), Movimento per la giustizia ( sinistra), Unità per la Costituzione ( centro), Autonomia e Indipendenza ( indipendente) : questi sono i nomi dei principali gruppi politici presenti nella Associazione Nazionale Magistrati.

Anche qui bisogna ribadire nuovamente che non si vuole attaccare per nessun motivo l’ANM ma si vuole solo criticare la presenza di alcuni magistrati che forse non hanno ben capito  la divisione fra potere politico e potere giudiziario. Qualcosa ribadito fin dall‘Illuminismo.

negli USA

Negli Stati Uniti i magistrati sono eletti dal popolo e fanno campagna elettorale grazie ai  finanziamenti privati soprattutto da parte delle multinazionali. I procuratori in America sono dei politici a tutti gli effetti e sono iscritti ai diversi partiti presenti sul suolo statunitense. Giusto per citare un dato nel febbraio del 2018 erano presenti 27 procuratori repubblicani e 22 democratici  mentre il procuratore generale dell’Alaska era indipendente.

In Italia invece non abbiamo nessuna elezione popolare ma vengono essi decisi internamente. Non è apprezzabile il sistema vigente negli States ma la presenza di correnti politiche lì è ampiamente giustificata, mentre nella Repubblica Italiana dire che esse non hanno senso, è legittimo visto che non vengono scelti da noi.

concludiamo questo breve discorso sulla giustizia con una bella frase di Sandro Pertini:

“La corruzione è una nemica della Repubblica. E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti.”

In tempi in cui il CSM trema dalle fondamenta, l’ANM rischia lo scioglimento e soprattutto in un periodo storico in cui il popolo ha scarsa fiducia nei suoi rappresentanti e la magistratura si è macchiata di gravi e indelebili colpe le ottime e mai banali parole di Pertini risultano essere un faro in mezzo all’oscurità e alla decadenza in cui sembra piombata la Repubblica.

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