Cultura

Il giallo dei manoscritti di Verga

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Un elemento fondamentale per lo studio della letteratura, che forse ai lettori “non addetti ai lavori” resta nascosto, è l’importanza della conservazione e dell’analisi degli originali delle opere. Sotto questo aspetto ci sono autori particolarmente fortunati e altri meno. Particolarmente curiosa è la situazione dei manoscritti di Giovanni Verga, coinvolti in una lunga vicenda che ha il sapore di un giallo.

(Huffington Post)

L’importanza degli autografi per la letteratura italiana

Aprendo un libro, leggendo una poesia o un romanzo su carta o online, spesso non ci soffermiamo abbastanza sulla strada che il testo che abbiamo davanti ha fatto, permettendo alle parole dell’autore di arrivare fino a noi. Ecco, molto spesso la nostra letteratura nasconde rocambolesche vicende riguardanti i testi, e un lettore attento non dovrebbe farsi scappare le vicissitudini vissute da ciò che si prepara a leggere. Pensiamo solo, ad esempio, che di Dante non possediamo nemmeno una firma autografa. Delle opere di un autore così grande ci rimangono solo le copie, le quali devono essere esaminate minuziosamente, in un lavoro che talvolta richiede anni, per accertarsi di leggere un testo aderente il più possibile alla volontà del poeta. È stato sicuramente più fortunato Eugenio Montale, che durante la sua lunga vita ha potuto vedere la pubblicazione dell’edizione critica delle sue poesie, a cura del grandissimo filologo italiano Gianfranco Contini.

Per renderci conto dell’importanza degli originali vi racconto quanto successo a un importante poeta del primo Novecento, Dino Campana. Egli, nel 1913, aveva affidato agli intellettuali Giovanni Papini ed Ardengo Soffici il manoscritto della sua raccolta di poesie, dal titolo Il giorno più lungo. Misteriosamente, però, il manoscritto è andato perduto: Campana ha dovuto riscrivere completamente la propria opera, basandosi solo su fogli volanti e sulla propria memoria. Il risultato di questi sforzi verrà pubblicato dallo stesso Campana nel 1914 con un nuovo titolo, Canti Orfici. A quarant’anni dalla morte del poeta, da un angolo dello studio di Papini ricompare il manoscritto de Il giorno più lungo, che verrà pubblicato postumo accanto ai Canti Orfici. Insomma, se siete degli scrittori in erba e consegnate un manoscritto, ricordate sempre di conservarne una copia!

Il caso dei manoscritti secretati di Verga

Un mese fa, sul sito dell’Accademia della Crusca (che consiglio a tutti di frequentare per questa ed altre curiosità sulla lingua e la cultura italiane), l’accademica Gabriella Alfieri ha spiegato la lunga successione di episodi che ha condannato alcuni manoscritti di Verga a più di un cinquantennio di oscurità. In sostanza alla fine della sua vita, lo scrittore stava cercando di ordinare meticolosamente i propri scritti, ma l’opera di riordino non era conclusa quando la morte sopraggiunse nel 1922. I manoscritti passarono quindi al nipote Giovannino, fin troppo accondiscendente verso chi si volesse avvicinare agli scritti dello zio. In virtù di questo, nel 1929 Lina e Vittorio Perroni si proposero di prendere “in prestito” tutti i manoscritti, con il proposito di pubblicare un’opera omnia dello scrittore. Le promesse sembravano non arrivare una conclusione, il tempo passava e ancora negli anni Settanta di un’opera omnia ancora nessuna traccia. Intanto il mondo delle istituzioni si mobilitò, a partire da un’interrogazione parlamentare del 1957, con ripetute notifiche a casa Perroni, che però non si tradussero mai in soluzioni esaustive.

Alcune delle carte recuperate nel 2013 (Huffington Post)

La famiglia Verga, alla fine di una lunga diatriba giudiziaria, riuscì a farsi attribuire la proprietà delle opere, e Perroni consegnò a Giovannino alcuni manoscritti, trattenendone però una buona parte. Da questo momento, sulla base dei manoscritti ritrovati potevano iniziare i lavori per un’Edizione Nazionale delle opere verghiane. Il resto dei manoscritti, trattenuti dal Perroni, furono ritrovati in varie occasioni presso mercati antiquari e case d’asta. Nonostante il ritrovamento di un importante corpus nel 2013, che stava per essere venduto come “fondo Vito Perroni” a Milano, ancora oggi del povero Verga mancano all’appello numerose lettere e i manoscritti di alcuni romanzi giovanili.

Forti dei manoscritti ritrovati, però, la Fondazione Giovanni Verga di Catania si sta impegnando per fornire la tanto attesa Edizione Nazionale, disponibile anche in formato digitale. Chissà che per il centenario della morte dell’autore, l’anno prossimo, si arriverà a un ulteriore sviluppo della vicenda.

Fonti e approfondimenti

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