Arte

Il nuovo MAGAZINE de “L’Editto”

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Quando ci informiamo, informiamo?

Ogni volta che “diamo notizia“, per la quale ci siamo, o siamo stati- benché la cosa non avviene solo attivamente – informati in merito ad una qualsiasi cosa, è perché ne sentiamo la necessità di divulgarla, o di dare informazione – dare in questo caso forma – a ciò che la nostra capacità di ragionamento è riuscita a produrre mediante quello stimolo che ha ricevuto dall’informazione stessa.

Seguendo questi passi, la scrittura, il disegno e in generale tutte le arti dovrebbero essere informazioni informate. In altre parole, forme comunicative. Fin qui, nulla di nuovo. Basta analizzare l’etimologia delle parole per rendersi conto di quanto le si sottovaluti e alle volte le si usi impropriamente fino a conferirgli un nuovo significato.

D’altronde la stessa scrittura intesa come forma ancestrale è un’ideazione comunicativa in-formata. Ecco il perché della naturale creazione dei differenti vocabolari, delle differenti lingue. Benché tutte siano giuste, nessuna è la corretta in quanto corrette in se stesse. Le diversità di forma seguono sempre questo ragionamento, o almeno dovrebbero. Per cui se non esiste la giusta, intesa come unica forma di in-formare, una realtà, uno scopo, un intenzione, ossia in tutti questi casi un’informazione, tutte son giuste di per sé.

Giuste per quello che comunicano. Belle o brutte che siano, sono forme formate da informazioni che qualcuno ha avuto necessità di comunicare. Così come l’arte greca poneva l’uomo misura della perfezione, la società del XXI secolo necessita di un movimento artistico il cui parametro ideale sia l’universo inteso come spazio infinito.

Kandinskij, all’interno del suo celebre libretto di esperienze intitolato “Lo spirituale nell’arte”, esordisce scrivendo: “Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti. Analogamente, ogni periodo culturale esprime una sua arte, che non si ripeterà mai più. Lo sforzo di ridar vita a principi estetici del passato può creare al massimo opere d’arte che sembrano bambini morti. Noi non possiamo, ad esempio, avere la sensibilità e la vita interiore degli antichi greci.”

Le opere devono rappresentare l’unità essenziale che spiritualizzi ed immortali la storia: l’unione di passato, presente e futuro. Solo in tal caso la pittura, le melodie, le frasi, il marmo ed i mattoni potranno essere puri.

E la purezza è l’unico mezzo che possa destare gli animi degli uomini e dirigere loro verso l’illibatezza ed il candore dello spirito.

Ricordiamo che nei secoli l’arte ha creato i tipi, e sono stati gli artisti a determinare concordi i caratteri delle loro epoche. A tutti gli effetti, ogni forma di bellezza ha reso peculiare il periodo in cui è stata partorita.

Proseguendo sui passi di questo tema, a noi molto caro, seguitiamo al primo articolo che sarà esattamente un viaggio abbracciato dalla bellezza tra le epoche che hanno maggiormente influito alla più recente visione di arte.

Saranno propriamente la forma e lo spazio a condurci in questa stravagante traversata, che dall’arte bizantina si sposterà al rinascimento, per poi sbarcare nel ‘900 di Picasso e di Fontana.

Angelica Brescini e Riccardo Giana

Buon viaggio agli amanti dell’arte.

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