CulturaIntervistePoliticaRegione Abruzzo

Intervista a Vanessa Combattelli: ”Fermare la globalizzazione significa affermare di voler intrappolare l’aria”

5 Mins read

Vanessa Combattelli, classe 1998, è consigliera comunale a Popoli, scrittrice per l‘Occidentale e co-fondatrice di Giovani a destra, oltre che appassionata di politica, storia, cultura e giornalismo.

Nonostante la sua giovane età è consigliera comunale a Popoli, scrittrice per il quotidiano l’Occidentale e co-fondatrice della rivista Giovani a Destra; da dove è nata la tua passione per la politica e per il giornalismo?

Si tratta di un filo rosso un po’ antico: ho sempre amato scrivere, da bambina mi piaceva inventare storie ed ero affascinata da tutto ciò che necessitasse in qualche modo d’essere raccontato.
Il giornalismo è un po’ come un amore che incontri per caso ma a cui sei destinato da sempre, facevo il terzo anno di Liceo e la mia professoressa di Letttere mi disse: – Sei davvero brava a scrivere, ma non solo scrivere e basta. Sai raccontare, potresti fare la giornalista, perché non ci pensi?
Cominciò così, l’anno dopo ebbi la fortuna di contare su un altro professore che come secondo mestiere faceva anche il giornalista, vide della motivazione nei miei temi e mi sollecitò a continuare, questo finché iniziarono a pubblicare i miei articoli sul quotidiano più letto in Abruzzo, Il Centro.
Lascia che ti aggiunga un breve aneddoto poiché inerente a questa domanda: quando avevo 7 anni circa, creai il “Giornalino Giallo” come forma di concorrenza al giornalino scolastico messo in piedi da alcuni miei compagni di classe.
Ero stata esclusa da quello dei miei piccoli colleghi, sicché mi dissi che non aveva senso stare al margine perché potevo fare da sola qualcosa di invidiabile.

Mi fa un po’ sorridere oggi: ne ero direttrice, capo-redattrice ed unica scrittrice; scrissi uno pseudo articolo protesta sui nonni lasciati nelle case di riposo, suppongo si tratti del mio primo articolo in assoluto

Da anni ti impegni per la valorizzazione della cultura, delle identità nazionali, del cinema, della letteratura e di ogni altra forma d’arte. La tua passione per la cultura è così forte da averti spinta fondare Radici Italia. La cultura e l’istruzione sono le armi più potenti nel mondo di oggi?

Assolutamente sì, senza ombra di dubbio.
Se non avessi avuto l’arte nella mia vita  sarei stata una persona estremamente diversa da quella che vedi ora.
In particolar modo l’amore per la letteratura mi ha salvata in molti casi, mi ha spronato a fare di meglio, ad aprire la mia mente e guardare la realtà con un occhio diverso, critico.
Penso che la cultura sia il motore trainante dell’esistenza umana, nonostante qualche materialista potrà contraddirmi facilmente.
Eppure il fuoco che ti porta a non mollare mai, a dare sempre il meglio, a voler lasciare qualcosa di migliore a chi verrà dopo fa parte del pantheon culturale della storia umana.
L’istruzione, soprattutto nei contesti disagiati, permette la salvezza di molti ragazzi, garantisce loro una possibilità di riscatto.
Naturalmente c’è da considerare che l’attuale sistema scolastico considera diverse falle, ma non mi dilungherò in questo.
Radici Italia invece vuole essere proprio un leitmotiv di tutto questo che ho sempre sentito dentro, non vedo l’ora possa partire a pieno regime.

Tu vieni  da una terra, l’Abruzzo, che è stata profondamente colpita da catastrofi naturali, come il terremoto del 2009; pensi che le parti politiche abbiano usato questa tragedia solo a fine propagandistico e che poi abbiano abbandonato i tuoi concittadini al proprio destino?

ll terremoto fu per molti versi un affare politico e ahimé continua ad esserlo, nonostate questo c’è da dire che in una tragedia così grave l’Abruzzo ha dimostrato una forte resilienza, la capacità dunque di reagire agli urti e cercare di farne punto di forza affinché non accada più.
La stessa ricostruzione è stata un punto importante di questo percorso, per quanto debba ancora solidificarsi una seria cultura della prevenzione nel Sistema Italia.

Tu ti definisce una liberale, cos’è per te il liberalismo?

Quando mi chiedono perché mi definisco liberale penso sempre a Montesquieu e alla sua massima: La libertà è quel bene che ti fa godere di ogni altro bene.
Nella società odierna credo che bisogni essere ancora e più convintamente liberali, soprattutto quando vi sono dei veri e propri attentatori logici che confondono le istanze liberal con quelle del liberalismo, il primo è un socialismo travestito mentre il secondo ha permesso che la società occidentale prosperasse e avesse accesso ai principi fondamentali a cui ci appelliamo oggi.
Credere davvero nel liberalismo a mio avviso significa anche investire sul merito, avere a cuore l’individuo e la sua realizzazione, la possibilità che ogni uomo e donna possano definirsi con le capacità di cui sono a disposizione.

La sinistra e il team sovranista accusano il sistema capitalista di essere il principale promotore della globalizzazione e una della cause della decadenza della società occidentale, cosa ne pensi?

Come al solito si tratta di una questione propagandistica che cerca sempre un capro espiatorio da colpevolizzare.
A dire la verità, molte delle critiche mosse al sistema capitalistico sono in realtà sul crony capitalism, il quale è una forma diversa e verso cui ogni liberale vero si oppone.
La globalizzazione è invece un processo inevitabile, soprattutto se la nostra società continua ad andare di pari passo con la tecnologia.
Fermare la globalizzazione significa affermare di voler intrappolare l’aria, ovviamente ciò non è possibile. Una persona intelligente cercherebbe di capire come doversi muovere in questo articolato dedalo, andare contro ad esso senza offrire soluzioni, parlare di autarchia è assolutamente inutile, chiedere invece di porre barriere verso la concorrenza sleale come quella cinese è già un’alternativa valida.
Sotto questo aspetto devo dire che sono dello stesso parere del professor Capozzi, siamo dei liberalconservatori dopotutto.

In questi ultimi anni l’Unione Europea è stata al  centro di numerose critiche, sia da parte della sinistra radicale sia da parte della destra, cosa ne pensi?

Faccio subito una premessa: non sono mai stata una grande estimatrice dell’Unione Europea, questo non l’ho mai negato, ma dell’Europa in quanto continente di cultura e storia sì.
Credo che gran parte delle critiche che stanno venendo fuori in queste settimane siano corrette, in una situazione così spiacevole e difficile l’UE ha deciso di voltare le spalle e dimostrare d’essere una oligarchia incapace di reagire concretamente proprio quando serve.
Noto che le motivazioni pro UE siano sempre più fragili, forse sarebbe il caso di pensare seriamente ad un’alternativa se non si vuol vedere questo progetto implodere violentemente nei prossimi anni.
Ci tengo poi ad aggiungerti una cosa: la nostra Nazione si sta infiammando sul MES, i nostri irresponsabili politici ne stanno facendo una questione di vita o di morte, ma chi glielo spiega che ad ogni modo i 36 MLD promessi sono una goccia nel mare? Non sono sufficienti. Per far ripartire l’UE e permettere agli Stati di tornare ad una situazione pre-pandemia sono necessari circa 2.000 Miliardi di euro.

Secondo te, l’avvento del populismo sovranista può contribuire a spegnere i valori liberali diffusi dall’illuminismo?

Temo che i valori liberali in realtà rischino di più a causa dell’estrema radicalizzazione che ne è offerta.
Molti sovranisti non odiano i valori liberali, si riconoscono in essi e non entra in contraddizione con questa categoria, ma odiano i liberal e coloro che sfruttano la giustificazione liberale per mettere in atto invece un socialismo privo di logica.
Per questa ragione personalmente preferisco considerarmi una liberalconservatrice invece che soltanto liberale, anche nel nostro ambiente vi sono delle pecche.
Credo che i liberali debbano imparare a comunicare meglio con la gente, perché altrimenti si resta una minoranza incapace di valere politicamente in società.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *