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intervista all’On. Riccardo Augusto Marchetti: “L’unico ‘no’ sarà quello sull’introduzione di nuove tasse”

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In questi giorni abbiamo avuto la possibilità di intervistare l’Onorevole Riccardo Augusto Marchetti. Da giugno 2018 è vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera dei Deputati. Il 15 maggio 2020, viene nominato commissario regionale della Lega Marche dal segretario federale della Lega, Matteo Salvini.

Un esponente della Lega che ha sempre lottato per le proprie idee, sin da adolescente, incoraggiando le future generazioni a fare lo stesso e a costruirsi un percorso, in modo da affermare i propri pensieri con azioni coerenti.

Buona lettura.

Come procede la riorganizzazione della Regione, dopo l’insediamento di questa nuova Amministrazione?

In soli cinque mesi, nonostante la lotta alla pandemia sia necessariamente da anteporre alla fase di programmazione, stiamo riuscendo a dare risposte concrete ai marchigiani: primi segnali importanti di cambiamento sono già evidenti. Oltre ad essere tra le prime regioni in Italia per quanto riguarda le vaccinazioni effettuate e prima per screening di massa, abbiamo anche il primato di aver sperimentato una nuova programmazione per la ventilazione delle aule scolastiche e la didattica digitale. In questi mesi in Regione abbiamo imposto un’accelerazione nei lavori per la banda larga, posto le basi per la nascita del distretto biologico più grande d’Europa, avviato il percorso di innovazione per rafforzare le imprese e renderle sempre più competitive. L’obiettivo dell’Osservatorio sull’intelligenza artificiale da poco istituito è questo: trasferire innovazione e ricerca, stimolare gli investimenti e un nuovo processo di produzione di qualità, capace di affrontare e non subire il mercato globale. Persino in quella che avrebbe dovuto essere ordinaria amministrazione la nuova giunta sta lasciando il segno: basta guardare all’agricoltura, dove abbiamo quadruplicato i pagamenti del PSR per le imprese agricole. Stiamo anche lavorando al nuovo piano sanitario, basato sull’efficienza, sulla implementazione della medicina di territorio, sulla riorganizzazione dei servizi e sul rafforzamento dei presidi sanitari nelle aree interne.

Ci sono programmi e bandi che possono essere segnalati a chi intenda avviare nuove imprese nei nuovi settori dell’industria 4.0 (imprese digitali) e della sanità?

La Lega al Governo ha tre parole chiave: ascolto, velocità e zero burocrazia. In chiave di ascolto è già operativo il percorso con tutti gli stakeholder per la redazione del nuovo PSR agricoltura e per la specializzazione intelligente, che servono proprio a condividere progetti e idee sui futuri bandi. A breve, forse già a maggio, verrà approvata una legge sulle startup innovative e si avvierà un importante bando sulla digitalizzazione, rivolto alle imprese artigiane, per favorire l’introduzione di tutti gli strumenti che specializzano il lavoro in modo digitale (e-commerce, banda ultralarga, internet, software ecc). Sulla sanità ricordo che uno dei principali obiettivi che ci siamo prefissati è quello del potenziamento della telemedicina, attraverso la progettazione concreta di un sistema, di una piattaforma in grado di implementare la medicina domiciliare.

Dopo questa pandemia che ha portato ad una pesante crisi, è possibile continuare a puntare su un’economia basata sul turismo, sulla valorizzazione ambientale e culturale e sull’enogastronomia, oppure è necessario programmare uno sviluppo sostenibile anche nei settori dell’energia e dell’ambiente (economia circolare)?

Le do un’anteprima: abbiamo appena presentato una proposta di legge sulle Comunità Energetiche Rinnovabili perché anche nello sviluppo sostenibile e l’economia circolare la Lega è all’avanguardia a livello nazionale e regionale. Le Marche hanno la fortuna di avere una grande peculiarità: l’economia della cultura qui è già una realtà in grado di raccogliere la sfida dell’economia circolare, con la forza di un unicum territoriale che si traduce in qualità della vita riscontrabile in ben poche altre zone d’Italia. La regione è quindi in grado di capitalizzare un vissuto esemplare nell’economia classica, il cosiddetto modello marchigiano, per evolvere verso un modello di sviluppo parallelo in cui, ancora una volta, ha la chance di mettere al centro la grande tenacia e l’ingegno dei marchigiani. E quanto valore abbia l’ingegno delle Marche, è la storia che può testimoniarlo.

Le Marche, piccola Regione, a volte è penalizzata come avvenuto in occasione dell’avvio dell’alta velocità per i treni, della banda larga per internet e dei tagli alla sanità e agli enti locali. Come si può superare questa situazione? 

 All’importanza economica delle Marche non ha mai corrisposto un peso politico adeguato, e questo ha inciso profondamente nelle scelte strategiche. La musica è cambiata, basta vedere la sinergia politica tra Marche e Umbria a partire dalla ricostruzione post terremoto e dalle infrastrutture. Inoltre, ora che la Lega è al governo, ha dato un’evidente accelerazione nel rafforzare il ruolo delle Marche: il Ministro Giorgetti è in contatto quotidiano con il vicepresidente della giunta Mirco Carloni, e c’è piena collaborazione tra l’Assessore regionale alla Cultura Giorgia Latini e il sottosegretario Lucia Borgonzoni. Sarebbe importante che anche il PD lavorasse per questo obiettivo e non si lanciasse in una quotidiana opera di opposizione strumentale finalizzata a denigrare l’operato regionale. Le divisioni politiche aprioristiche non aiutano mai, figuriamoci in questa fase storica. La politica deve lavorare in modo unitario per conseguire obiettivi strategici per il futuro della Regione.

Cosa ne pensa dell’entrata della Lega nel Governo Draghi? Molti temono che Draghi imporrà nuove tasse dopo la pandemia.

Al Governo noi ci siamo con i 131 deputati, 63 senatori, i nostri governatori, migliaia di sindaci. Con la crisi economica e sociale che stiamo vivendo, e che rischia seriamente di intensificarsi nei prossimi mesi, dobbiamo dare risposte concrete e pragmatiche, a cominciare dalle scelte sul Recovery Plan, che dovranno essere condivise con i territori. Noi pensiamo che non si possa andare avanti a forza di ‘no’ e di veti: siamo il partito del fare e del buonsenso. L’unico ‘no’ che diremo con certezza sarà quello sull’introduzione di nuove tasse. Dobbiamo invece riformare il fisco e alleggerire la tassazione per famiglie, imprese, partite iva e ceto medio, così da favorire la ripresa dei consumi e sostenere la rinascita economica.

Per evitare di far pagare ai cittadini i costi della crisi in termini di maggiori tasse, la Lega ha in mente riforme che puntino al riordino degli enti locali, per ridurre il numero e per completare il lavoro iniziato male e lasciato in sospeso dal Governo Renzi?

Le riforme varate dal PD targato Renzi sono state parziali e hanno complicato, se non ingessato, l’operato degli enti locali anziché semplificarlo. La Lega è un partito che crede fortemente nel rafforzamento delle competenze e delle autonomie regionali. Stiamo pesantemente scontando le scelte del Governo Conte, che si è distinto per un rigido accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo, senza considerare affatto le specificità dei territori e ignorando le istanze provenienti dai Governatori in modo trasversale. Ritengo che la riforma per l’autonomia delle regioni è più che mai un’urgenza e rimane una delle nostre priorità politiche.

Come ha iniziato il suo percorso politico? Quale politico ha preso come punto di riferimento e quale consiglio darebbe ai giovani che vogliono partecipare alla vita politica locale e regionale?

Ho iniziato a lottare per difendere le mie idee già da quando ero adolescente, senza avere alcuna tessera di partito, ma consapevole che noi giovani avremmo dovuto tracciare una strada che fosse davvero nostra, un percorso che ci avrebbe permesso di non restare afoni al cospetto del mondo. Quando ero appena ventenne, ho sentito che avrei dovuto dedicare tutto me stesso a realizzare qualcosa di grande, non solo per me, ma anche e soprattutto per gli altri; così ho deciso di iniziare a impegnarmi seriamente in politica. Dopo una cena con Matteo Salvini, mi sono iscritto alla Lega, movimento al quale mi ero avvicinato già da tempo, l’unico che lottava per qualcosa di diverso, trasversalmente ideologico: era la forza delle idee a contare e non più quella delle ideologie. Mi sono tesserato con la Lega convinto che fosse l’unico movimento in grado di far tornare a sognare la mia generazione e le generazioni future. Credevo, e lo credo tuttora, che fosse arrivato il momento in cui un nuovo modo di fare politica avrebbe dovuto sovrastare la parte marcia del vecchio, in cui la nostra generazione, avrebbe avuto riscatto ricavandosi un posto nella Storia. Sentivo che la Lega era l’unica strada da percorrere per ridare voce ai territori, a quei meravigliosi angoli di mondo del nostro Paese troppo spesso dimenticati dagli altri. Sono passati parecchi anni da allora, ma sento di poter dire che tutte le fasi che abbiamo attraversato, ci hanno fortificati, niente ha mai cambiato la nostra essenza, quell’anima di sindacalisti dei territori che continua ad essere ancora oggi la spinta propulsiva di ogni nostro credo.
Uno dei personaggi che mi ha più affascinato, sin dalla mia adolescenza, è Bobby Sands, emblema di qualcosa che va oltre ogni schieramento, dell’unica cosa per la quale valga davvero la pena fare la rivoluzione: la libertà. Ancora ragazzo ha combattuto la passività col coraggio, l’assuefazione a un mondo malato con la determinazione a voler cambiare davvero le cose.

Ai giovani mi sento di dire di avere coraggio, di non restare schiavi dell’apatia, di lasciar vivere i loro sogni e di non sentirsi mai sconfitti. Non sarà sempre facile: nel loro cammino incontreranno chi proverà a farli cadere, altri cercheranno di sminuire le loro ambizioni, ci saranno quelli che tenteranno di farli sentire inadeguati, ma solo se non lasceranno a nessuno il potere di strappargli il futuro, allora potranno costruirne uno che sia veramente loro.

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