Politica

La mossa di Letta, tra ius soli e M5S

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Il nuovo (più o meno) jolly del PD

Era il 14 marzo 2021 quando Enrico Letta ereditava da Nicola Zingaretti la segreteria del Partito Democratico, in seguito al forfait di quest’ultimo; una segreteria poco memorabile durata un paio di anni, iniziata nel marzo del 2019 e conclusasi nel marzo di quest’anno, di cui forse ricorderemo soprattutto le gaffe dell’allora segretario in merito al virus e la promessa di inimicizia, evidentemente non mantenuta, nei confronti del Movimento 5 Stelle. La rinuncia dell’ex segretario Zingaretti e il conseguente passaggio del testimone al collega sono avvenuti perché, a detta del primo (forse anche a buon diritto), è vergognoso che il Partito Democratico pensi alle poltrone e alle primarie in un momento storico in cui l’urgenza del Paese è una pandemia che da un anno uccide persone, mercati ed imprese, ma per quanto possa essere stato mosso da un poco di delusione, durante la trasmissione di Giovanni Floris “Dimartedì” (La7) il presidente di Regione Lazio ha dichiarato comunque di ritenersi soddisfatto del proprio operato.

Le polemiche, interne ed esterne, sorte dall’abbandono di Zingaretti, che ha ricevuto per altro l’appoggio politico di Giuseppe Conte, sono state tuttavia presto sostituite da quelle legate alle primissime dichiarazioni del nuovo leader dem, il quale ha battezzato l’inizio del nuovo incarico ripescando l’annoso dibattito sullo ius soli e sul diritto di voto ai sedicenni, procurandosi così copiose e talvolta offensive critiche di un’ampia porzione del corpo elettorale e degli interessati di politica in generale; ne abbiamo un esempio in questo post del Partito Democratico che riporta lo slancio del neo-leader in diretta presso lo studio televisivo di Floris in favore dello ius soli e del disegno di legge Zan (sostenuto dall’ala di centro-sinistra, da alcuni parlamentari d’opposizione e da molti personaggi dello spettacolo, anche a gran voce, tra i quali Fedez e Chiara Ferragni, per citarne un paio tra i più in vista). Ius soli che, per rinfrescarci la memoria, già in passato, dopo anni di discussione, lavori in commissione e una prima approvazione alla Camera nel 2015, ricevette la bocciatura finale e in seguito all’inasprimento dell’opinione pubblica in merito al fenomeno dell’immigrazione difficilmente ci si può aspettare che una proposta di tal fatta possa trovare ora un esito positivo. Può venire quindi naturale pensare che il neo-segretario abbia scelto un momento quantomeno particolare per riportare in auge le questioni sopracitate, ma la mossa di Letta può essere davvero ritenuta così sbagliata?

“La legge Zan contro l’omotransfobia e lo ius soli ci consentirebbero di entrare nel futuro e uscire dal Medioevo”

-Enrico Letta a “Dimartedì

Che aria tira?

Facciamo un passo indietro e osserviamo velocemente la vita politica del PD di questi ultimi anni: si sono succeduti alla segreteria Matteo Renzi, accusato tra l’altro di aver dato un’impronta centrista al partito, Maurizio Martina, in seguito all’abbandono del predecessore dovuto alla scottante sconfitta del sì nell’ormai celebre referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e Nicola Zingaretti, che nel 2019 diede vita alla maggioranza di governo a sostegno del Conte-bis insieme al M5S e a Liberi e Uguali (seguita al tentativo della Lega di far cascare l’esecutivo nell’agosto del medesimo anno per tornare alle urne) e che pare aver portato i dem in uno stato di torpore duraturo (non a caso Zingaretti fu soprannominato “sor Tentenna” per la sua scarsa predisposizione alla lotta). Contestualmente all’ingresso di Letta alla guida del partito, abbiamo assistito in questi giorni anche alla scelta di Giuseppe Conte, ex premier, di accettare la leadership del Movimento 5 Stelle, annunciando di volerlo trasformare sostanzialmente in partito, non più movimento, con una impostazione di centro-sinistra e dal profilo istituzionale. Infine, dopo essersi confrontato lo scorso mese con Carlo Calenda, leader di Azione, Letta si è confrontato anche con Renzi, fondatore e leader di Italia Viva con il quale notoriamente il neo-segretario del PD ha degli infelici trascorsi e divergenze di vedute in merito all’alleanza coi grillini, mai stata vista di buon occhio dall’ex premier fiorentino.

Ora, i più aggiornati e informati avranno senz’altro notato come l’ala politica di sinistra si sia prontamente espressa a favore delle dichiarazioni di Enrico Letta, il quale ha ricevuto anche l’endorsement di Conte; checché se ne dica quindi, tra una polemica e l’altra, in un colpo solo Letta è riuscito a rafforzare il ventaglio di alleanze del Partito Democratico con i partiti minori della sinistra parlamentare, con le forze di centro, seppur percentualmente deboli, e con il rinnovato Movimento 5 Stelle, in procinto forse di cambiare nome e simbolo dopo aver cambiato capo politico (scelta eccellente, se pensiamo che Vito Crimi sia stato un leader paragonabile solo a Zingaretti, appunto, nella sua metaforica e simbolica inesistenza) e dopo aver cambiato anche innumerevoli altri aspetti del proprio profilo negli ultimi tre anni. Un partito trasformato ad hoc per rispondere alle esigenze del matrimonio col PD, ma sulla sopravvivenza del quale è difficile scommettere in caso di divorzio, per quanto lo stesso Partito Democratico abbia comunque avuto bisogno dei grillini per mantenersi a galla nell’ultimo anno e mezzo di legislatura.

Parliamone chiaramente

È chiaro insomma quale sia l’intenzione di Enrico Letta, anche per sua stessa ammissione, e basta analizzare i sondaggi per trovarne riscontro e per spiegarsi il perché delle sue recenti dichiarazioni, affatto decontestualizzate: rafforzare gli accordi per presentare un’ampia coalizione di centro-sinistra in grado di contrastare quella di centro-destra, che ad oggi conta nei sondaggi circa il 50% delle preferenze, con il persistente primato della Lega di Matteo Salvini all’interno della coalizione che oscilla tra il 22% e il 23%. Una coalizione quella di centro-sinistra che, chissà, potrebbe presentarsi unita anche nelle future competizioni elettorali amministrative e regionali, oltre che nelle politiche, configurando così uno scenario quasi comico (anni fa mai avremmo immaginato i militanti del M5S e del PD promuovere una comune campagna elettorale), ma per niente improbabile. In sintesi quindi, l’approccio di Enrico Letta è stato fuori luogo? Forse, perché a pensarci bene lo ius soli, ad esempio, non è annoverabile tra le necessità dell’Italia di questo preciso momento storico; ma è stato un approccio sbagliato? No, per niente.

Riuscirà il neo-segretario del Partito Democratico a stare finalmente sereno e a far stare sereni i suoi?

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