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La pedofilia, la Mostra di Venezia, Alibaba e il web

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Tre giorni fa, il 19 agosto, una vera e propria «shitstorm» – il termine mutuato dall’inglese traduce gli episodi di accanimento tipici del web- si è abbattuta sulla Mostra del cinema di Venezia che è infatti stata accusata, in maniera non meglio definita, di istigare e sdoganare la pedofilia a livello sociale e culturale.

A scatenare la furia dei giustizieri del web è stata l’immagine riportata in copertina che è in realtà uno dei tanti fotogrammi -almeno 24 al secondo- che compongono il film Le sorelle Macaluso e che ha avuto la sfortuna di essere scelto -ora è stato sostituito- da Sky Tg24 per pubblicizzare l’evento.

Le sorelle Macaluso

Il film di Emma Dante in concorso alla “Mostra”. tratto da un omonimo spettacolo teatrale. racconta la vita, l’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia, di cinque sorelle nate e cresciute all’interno di un appartamento e necessita quindi, per forza di cose, senza dover per forza tirare in ballo la pedofilia di attrici bambine.

Il festival è donna

Insieme all’immagine a preoccupare gli utenti del web è stato anche il titolo dell’articolo che l’ha riportata: “il festival è donna” titolo che è però naturalmente spiegabile con questa frase – che i commentatori del web non avranno sicuramente perso tempo a leggere- tratta direttamente dall’articolo: “Sono otto le registe in concorso sui diciotto film in gara al Lido. Un vero e proprio record per questa 77/a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia”.

Ad essere evidenziato – sarebbe stato chiaro a chiunque si fosse preso la briga di leggere l’articolo o anche solo un suo estratto- è il consistente contributo femminile alla “Mostra” e non lo sdoganamento della pedofilia.

Benché sia legittimo – personalmente non lo ritengo però motivo di scandalo – criticare l’alto tasso di esposizione mediatica a cui è stata sottoposta la bambina per pubblicizzare la “Mostra”, la foto, che ritrae – in maniera del tutto innocente – una bambina in mutandine -succede spesso anche nelle pubblicità per creme e pannolini che vediamo quotidianamente- di istigazione alla

pedofilia non ne ha neanche l’ombra.

Vorrei suggerire all’attenzione di questo lettore del Primato Nazionale, uno dei primi quotidiani a riportare la notizia, che ha espresso la propria indignazione per questo sdoganamento -mai avvenuto- della pedofilia commentando: «Bimba seminuda in una stanza piena di uccelli. Niente di subliminale, no. Direi esplicito!» e soprattutto all’attenzione di chi sta leggendo quest’articolo un reportage sconcertante – il tema è sempre quello della pedofilia- che non è però stato ripreso dai giustizieri del web.

“Fermate le bambole pedofile di Alibaba. Fino a quando?”

Questo è il titolo dell’articolo realizzato da Barbara Santambrogio per Interational Family News (quotidiano online espressione del Congresso mondiale delle famiglie) che affronta, come accennato nello scorso paragrafo, il tema della pedofilia con informazioni alla mano.

Ne riporto un estratto invitandovi alla lettura completa: «La gamma di prodotti che Alibaba offre […] comprende addirittura bambole. […] Alibaba le definisce “estremamente realistiche e anatomicamente corrette”. Servono infatti per “giochi” sessuali. La particolarità? Hanno fattezze e dimensioni di bambini e di bambine.»

Conclusione

In conclusione, considerando a questo punto pacifico come l’immagine della “Mostra” non sdogani in alcun modo la pedofilia e tenendo conto del reportage citato, mi sento di chiedere ai commentatori del web – che vorrei dediti a combattere la pedofilia e non a creare scandali sul nulla- se è valsa davvero la pena di indignarsi per il fotogramma innocuo di un film e tacere invece su chi la pedofilia la istiga davvero.

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