Interviste

LA PROMOZIONE SOCIALE IN UN MONDO CHE TENDE ALL’INDIVIDUALISMO: INTERVISTA A MATTIA BECCIDELLI

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In questi tempi di distacco sociale e freddezza verso il prossimo guardiamo con speranza il destino delle associazioni di promozione sociale, che si battono tutti i giorni per portare nella società un messaggio di amore e aiuto. Concetti questi due che sono fondamentali per una convivenza pacifica e che soprattutto con la pandemia COVID si rendono sempre più necessari. Parliamo con Mattia Beccidelli, ventiseienne di Anagni e presidente dell’associazione di promozione sociale “aiutaci ad aiutare” che ci spiega come con la sua associazione prova ad essere un esempio per introdurre nella società queste tematiche.

Mattia da dove parte l’idea dell’associazione?

“Tutto è partito nell’estate del 2019 quando abbiamo aderito all’iniziativa Diamoci un taglio, promossa dall’associazione RagionevolMente, al fine di donare ciocche di capelli per la costruzione di parrucche destinate ai malati di tumore, colpiti oltre che dalla grave malattia anche dalla perdita dei capelli, che soprattutto nei casi femminili può essere un fattore molto deprimente. A seguito dell’adesione al progetto donammo le prime ciocche di capelli di una nostra cliente e pubblicammo la foto con l’hashtag che riportava la frase aiutaci ad aiutare. Dato che la foto ebbe molto consenso, quella frase mi rimase impressa in mente, tanto che mi sembrò giusto adottarla come nome dell’associazione”.

Parlaci dei primi passi

“Dopo l’adesione all’iniziativa Diamoci un taglio il progetto è cresciuto molto. Notammo che nel Lazio non c’erano altri progetti di simile importanza, ci venne quindi in mente di ufficializzare tutto con un convegno che tenemmo il 30 Novembre sempre del 2019 ad Anagni. Non ci aspettavamo che il convegno andasse così bene ed infatti parteciparono ben 460 persone e tra i relatori ci furono tante figure importanti tra cui: medici, psicologi, politici e la presidente dell’associazione Andrea Tudisco Onlus. L’evento fu emozionante e gli interventi furono di vario tipo, spaziando dall’aspetto più scientifico a quello più emotivo”.

Voi avete iniziato con le donazioni e tra i tanti progetti avete sviluppato quello della clownterapia, da dove vi è venuta l’idea?

“A Frosinone non c’era la clownterapia. C’era una sola associazione a farla ma andava sporadicamente e trovavamo la cosa molto ingiusta oltre che poco professionale. Ritenevamo che fosse doveroso offrire un servizio migliore e considerato che nella serata del congresso del 30 Novembre tra gli ospiti c’era anche una persona molto facoltosa che si era detta disponibile ad aiutarci economicamente, le presentammo il progetto. Le piacque molto, tanto che decise di appoggiarci con dei finanziamenti e grazie a quei soldi riuscimmo ad organizzare e presentare l’iniziativa all’USL che ne fu entusiasta”.

Hai introdotto tu l’argomento, rimanendo in tema economico, come riuscite a finanziarvi?

“In questo momento molto delicato, dovuto al COVID, ci reggiamo principalmente grazie alle donazioni private. Ci sono dei bandi per il settore terziario. Devi aspettare 6 mesi prima di entrare in un registro che nel Lazio al momento si chiama ARTeS. Noi abbiamo avuto problemi con la regione Lazio per una richiesta di modifica del nostro statuto, nel quale a loro dire avevamo indicato più attività di quelle che saremmo riusciti a compiere. In realtà lo statuto era perfettamente a norma e tutto ciò mi ha portato a contattare anche il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per avere delle spiegazioni”.

Quali sono i vostri progetti al momento?

“Al momento cerchiamo di trovare finanziamenti per i progetti rivolti ai ragazzi disabili, il COVID non ci ha aiutato. Infatti da Febbraio eravamo partiti con tante iniziative interessanti purtroppo però, il corona virus ci ha tagliato le gambe. Ora stiamo pianificando la presentazione di un’iniziativa per creare un parco inclusivo. Oggi non esistono parchi inclusivi, basta guardare le altalene per capire che creano delle differenze di base. Stiamo inoltre sviluppando un progetto teatrale per ragazzi con disabilità, un’esperienza simile a quella rappresentata nel film di Paolo Ruffini “Up&Down”. Per di più abbiamo avviato una raccolta fondi per Natale con il fine di finanziare i progetti. Il mio sogno poi sarebbe quello di creare una struttura per persone con disabilità e permettergli di fare vacanze gratis, con le loro famiglie, finanziate da chiunque abbia la bontà di donare”.

Quanti attivisti siete a portare avanti questi progetti?

“Siamo formati da un esecutivo di 7 persone, principalmente miei familiari e 6 attivisti che si sono uniti in un secondo momento e hanno avuto subito voglia di attivarsi”.

Avete dei rapporti con il mondo della politica?

“La nostra associazione è apolitica. E’ accaduto tuttavia un fatto spiacevole l’anno scorso, quando un noto politico ha condiviso sui social una foto che lo ritraeva con la nostra maglietta e in aggiunta un commento di supporto. Noi l’abbiamo condivisa e per questo abbiamo ricevuto alcuni commenti talmente negativi, sulla nostra pagina Facebook, da costringerci a bloccare quegli utenti”.

Da 1 a 10 quanto è al passo l’Italia nel campo sociale?

“Zero. Non mi riferisco solo alla pubblica amministrazione ma ahimè anche alle persone. Il problema è che chi lavora bene paga le conseguenze di chi ha lavorato male. Le associazioni che lavorano male creano dei precedenti da cui le persone maturano pregiudizi che non riesci a far scrollare di dosso. Non riesco ad accettare questa situazione sopratutto perchè il mio slogan è di non guardarsi mai indietro. Ci vuole una mente imprenditoriale. In maniera analoga anche nella sanità serve una persona competente che sappia quello che fa, un imprenditore”.

Dove ti vedi fra un anno con l’associazione?

“A dire la verità è una domanda molto difficile alla quale rispondere. Credo che in questo mondo delle associazioni di promozione sociale non si possa pensare ad obiettivi individuali. Quello che spero è di vedere l’associazione un po’ più grande, convincere più persone a partecipare”.

Raccontaci un aneddoto, qualcosa di particolare che ti porti dentro

“In questo anno molto travagliato dal COVID mi porto dentro una piccola esperienza di gioia. C’era un bambino che piangeva sempre in un reparto ospedaliero e noi ci recammo proprio li. Dopo la visita pubblicai la foto su Facebook e ricevetti un commento da parte della mamma che ci ringraziava perchè il bambino aveva finalmente smesso di piangere. E’ questo quello che ricevi con questo tipo di attività, emozioni che mi spingono ad andare avanti”.

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