Politica

L’alternativa (liberale) a questo governo non esiste

3 Mins read
liberale

Cari liberali, mettetevi pure l’anima in pace: anche in questo momento storico, di spazio in Parlamento per le nostre idee e i nostri valori non ce n’è.

Tutti si definiscono liberali, è vero, ma forse questo è proprio l’indizio di come, alla prova dei fatti, nessuno lo sia veramente.

Tralasciamo le scelte economiche su scostamento di bilancio, sussidi e debito che si stanno prendendo nell’odierna situazione di crisi, e che in forza di questa potrebbero giustificarsi: il problema vero non sta nell’oggi, ma nel domani. E’ erroneo dire che nessuno ha un piano per ripartire una volta conclusa l’emergenza. I piani ci sono, ma ad oggi sembrano andare tutti nella stessa direzione: più Stato, dirigismo centrale, più debito.

I 10 punti programmatici per la ripresa…

Il 27 novembre è uscita una lettera del Ministro Di Maio su “Il Foglio”, in cui si propongono 10 punti programmatici per la ripresa, che vanno da un maggior indebitamento nei confronti della BCE, fatto passare per “debito pubblico sostenibile”, alla creazione di un fondo sovrano per l’investimento dei risparmi privati, passando per la riforma del Titolo V (conoscendo le opinioni del M5S in merito, non certo nel senso di una maggiore autonomia e valorizzazione degli Enti Locali). Tralasciamo l’illusione che l’acquisto illimitato di debito sovrano da parte della BCE sia un fatto positivo, e concentriamoci sulla proposta del fondo di gestione dei risparmi privati, con le vicende politiche ad essa legate.

Tale proposta si fonda sull’elevata mole dei risparmi privati nel nostro Paese, che vengono reputati “improduttivi” e che, quindi, si ritiene debbano essere reinvestiti da un ente centralizzato gestito dallo Stato. Lasciando da parte i dettagli e le criticità macroeconomiche di questa soluzione, per cui mi permetto di rinviare a questo articolo (clicca qui ) , potremmo osservare come essa non abbia nulla di liberale già nei suoi principi-cardine, perché consiste nell’appropriazione, da parte dello Stato, di miliardi di risparmio privato che verrebbero orientati verso investimenti pubblici, compiuti secondo criteri assolutamente discrezionali, sicuramente contrari alle più basilari leggi del mercato; tutto ciò, come se non bastasse, avverrebbe per mezzo dell’ennesimo “carrozzone” pubblico sostenuto a spese degli italiani.

In fondo, però, non ci sarebbe nulla di scandaloso se a compiere una simile proposta fosse il solo Di Maio: sono notorie le idee stataliste e vagamente corporative del M5S. La cosa preoccupante è che tale fondo di investimento era stato già lanciato, con un emendamento al Dl Rilancio, nientemeno che da Forza Italia, il movimento politico che dovrebbe essere il garante delle idee liberali e riformiste nello scenario politico italiano! Ancora più preoccupante è che, all’indomani della pubblicazione della lettera di Di Maio, l’onorevole Brunetta, esponente di spicco e responsabile economico di Forza Italia, uomo intelligente e preparato, ha accolto con gioia l’apertura del Ministro, affermando che quei 10 punti avrebbe potuto scriverli lui!

Nulla di liberale

Che non ci sia nulla di liberale in tutto ciò, peraltro, lo riconosce lo stesso Brunetta quando, nell’articolo citato, si richiama al suo passato socialista e propone a Di Maio una “rivoluzione insieme su questi temi”, vagheggiando (si spera ironicamente) il ritorno nella grande famiglia del socialismo europeo.

Si consideri anche il fatto che, se più a destra di Forza Italia (da Lega e Fdi) c’è da aspettarsi una fiera opposizione a questa convergenza fra azzurri e maggioranza, sicuramente essa non sarà all’insegna delle ragioni del libero mercato, bensì del sovranismo che, lo si dica una volta per tutte, di liberale non ha un bel nulla.

Ebbene signori, c’è una sola conclusione da trarre da tutto ciò: che un’alternativa liberale a questo Governo, al momento, non esiste

e che nell’esigenza di dialogo e mediazione fra le forze politiche, come è sempre accaduto, i principi liberali sono i primi ad essere sacrificati. Si badi bene, non è solo una questione di parole, di bandiere politiche, di ottuso idealismo, perché il liberalismo è fatto di proposte concrete e coraggiose: per essere liberali non basta dire “debito pubblico sostenibile”, bisogna avere il coraggio di tagliare la spesa e risanare quel debito; non basta dire “migliori investimenti pubblici” bisogna saper dire “meno investimenti pubblici, più spazio al privato”, per essere liberali non basta invocare “una burocrazia che funzioni”, bisogna snellire, tagliare, ottimizzare, per non parlare nemmeno dei fin troppo abusati discorsi su tasse e giustizia.

Il liberalismo, signori politici, è una scelta radicale, una strada dritta e dai contorni ben definiti: se non avete il coraggio di prendere questa strada, o, più semplicemente, se non la sentite affine al vostro DNA, almeno ammettetelo, mettete da parte la retorica e lasciate spazio a qualcun altro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *