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L’autonomia regionale

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L’Italia è stata uno dei primi paesi ad essere colpiti dal COVID-19, e tuttora è uno tra quelli che ne soffre di più: in termini di vite umane, di disagio sociale ed economico. In un continuo scambio, tipicamente italiano, di accuse e di responsabilità nella classe politica – sopratutto tra Stato e Regioni – viene lecito chiedersi quanto, effettivamente, queste ultime abbiano (e abbiano avuto) un ruolo nella gestione della pandemia.

Le autonomie e responsabilità in generale

Se si parla di rapporto Stato-Regioni, o più metaforicamente, di rapporto Grande-Piccolo Tutto- Parte, si pensa ad uno dei Principi Fondamentali della Costituzione Italiana:

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento

ARTICOLO 5

Questo articolo ha permesso, nel tempo, di riconoscere sempre più autonomie – ovvero responsabilità – a certe Regioni, ed ha anche permesso ai Parlamenti Regionali di legiferare ed emanare a livello regionale delle leggi regionali o delle ordinanze, che, in accordo alla gerarchia delle fonti, non devono essere però in contrasto con i decreti (che hanno infatti la stessa importanza delle leggi ordinarie).

Nel corso della gestione della pandemia abbiamo tutti sperimentato questa autonomia regionale: ad esempio, nel caso delle scuole, il governo aveva inizialmente deciso che la DAD avrebbe dovuto coinvolgere almeno il 75% degli studenti delle Scuole Secondarie di Secondo Grado. Mentre alcune Regioni hanno deciso di organizzare fin da subito una DAD al 100%, altre hanno cercato di mantenere una (seppur parziale) didattica in presenza fino all’ultimo. Il fatto che le indicazioni dello Stato contenessero quel “almeno” ha infatti lasciato alle Regioni l’autonomia di decidere come organizzarsi.

Le autonomie e responsabilità in particolare

Tuttavia, quando lo Stato ha ordinato ad ogni Regione di organizzare una DAD al 100% per le Scuole Secondarie di Secondo Grado, nessun Governatore Regionale ha potuto opporvisi. Così come, cambiando leggermente discorso, nessuna Regione può opporsi alla decisione del Governo di renderla zona gialla, arancione o rossa.

Il motivo di questa apparente contraddizione è da ricercare in primo luogo nella situazione in cui stiamo vivendo (che richiede una profilassi apposita a livello internazionale); e poi nella stessa Costituzione, che nella Parte Seconda all’articolo 117, lettera q, recita:

La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
Lo 
Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:

q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale 

L’autonomia è responsabilità

Il Potere Legislativo, che è sicuramente un elemento imprescindibile di autonomia e di libertà, comporta tuttavia una certa responsabilità da parte di chi lo esercita – ovvero di chi fa le leggi e le fa rispettare – in quanto le norme giuridiche hanno un carattere obbligatorio, e la responsabilità non può certo essere del cittadino che deve ubbidirvi.

Come ho più sopra illustrato, in caso di profilassi internazionale, è lo Stato ad avere legislazione esclusiva. Lo Stato, che può essere sia il Parlamento (come nel caso delle leggi) che il Governo ( dpcm ), ha insomma il diritto e il dovere di legiferare in modo esclusivo: ovvero può e deve escludere altre autorità. Escludere viene dal latino “excludere”, cioè chiudere fuori, composto di ex (fuori) e claudere (chiudere).

Il Governo può (deve) “chiudere fuori dal palazzo” del Potere Legislativo le Regioni. Questo porta senza dubbio ad un temporaneo limitamento delle libertà politiche, ma l’articolo della Costituzione ha una sua logica: in un momento di difficoltà come questo, lo Stato può gestire con più imparzialità e più mezzi la crisi che ne deriva. Ciononostante, penso sia giusto che lo Stato, pur escludendo le Regioni dalla funzione della legislazione, debba includerle all’interno del dibattito politico – dialogare con i vari governatori, per capire quali esigenze e quali problemi ciascun territorio presenti.

La responsabilità è dello Stato

Quindi, in situazioni particolari, di fronte al volere dello Stato non c’è Regione che tenga. Si potrebbe dire in modo filosofico che “tutto è nella Legge dello Stato, e nulla è al di fuori di essa”. Oppure che, riprendendo il termine esclusivo, “Tutto ciò che non è Stato è escluso dalla legiferazione”.

Questo comporta, per il Parlamento o per il Governo, una grandissima responsabilità – anzi, la totale responsabilità degli effetti che le proprie leggi (o dpcm) sortiscono, in quanto ciascuna Regione, ciascuna Provincia, ciascun Comune, ciascun Cittadino deve adeguarsi e rispettare le leggi dello Stato.

In conclusione, secondo la mia modesta interpretazione, che non è nemmeno lontanamente dottrinale, la responsabilità è perciò centrale, e non locale.

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