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L’esempio di Boniperti

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Credits: Wikipedia

“Vincere, non è importante, è l’unica cosa che conta” : è bastata questa semplice frase per entrare nella storia della Juventus e del calcio italiano.

Giampiero Boniperti (Barengo, 4 luglio 1928 – Torino, 18 giugno 2021) è stato un calciatore e dirigente sportivo che sarà ricordato e rimpianto per la sua vita lontano dai riflettori, spesa per portare la Juventus dal ruolo di seconda squadra della Città di Torino ai vertici del calcio mondiale, con scelte frutto di abilità, serietà ed umiltà, che sapeva insegnare.

Come ricordano i calciatori che lo hanno avuto come Presidente, Boniperti è stato il simbolo di un calcio e di un modo saggio di amministrare, di saper moderare le pretese dei procuratori, di far rispettare regole finanziarie, di comportamento e di rispetto per la società e per i tifosi.

Con i giocatori sapeva farsi rispettare, per pagarli il giusto e per non subire richieste eccessive.

Un esempio: dopo i Mondiali del ’82 vinti in Spagna, Paolo Rossi, Marco Tardelli e Claudio Gentile chiesero un aumento di ingaggio, a seguito dell’aumento del loro valore, come capitale sociale. Era stato lui a scoprire questi giocatori e questo lo rendeva autorevole.

Furono messi fuori rosa per una settimana, quindi convocati da Boniperti per la firma di contratti con aumenti molto minori rispetto alle richieste.

Aveva scoperto anche Gaetano Scirea, Franco Causio, Michel Platini ed altri giocatori diventati campioni in bianconero, rendendo più forte la società bianconera.

Era capace di dare consigli, di stare vicino ai giocatori e di far rispettare la sua autorità: questo era lo stile Juventus, un’etica sportiva ante litteram, che oggi si chiama fair play finanziario o sportivo ed è diventato merce rara. Inoltre Boniperti faceva crescere i calciatori e il consenso sulle sue idee prendendosi il tempo necessario.

Cosa avrebbe fatto il presidentissimo per protestare contro le regole dell’UEFA e riformare le competizioni europee? Difficile dirlo.

L’interessato è passato all’altra dimensione, e non potrà mai confermare o smentire qualsiasi ricostruzione, ma rileggendo la sua biografia, e gli episodi che hanno formato la sua carriera ricca di successi, possiamo usare l’immaginazione.

Non sarebbe mai uscito allo scoperto contro un’istituzione come l’UEFA che ha poteri nei confronti delle società affiliate.

Avrebbe forse raccolto il consenso della maggior parte dei top club per tradurlo in una votazione all’interno dell’UEFA, che avrebbe costituito al posto delle misere Conference League e Super Lega, una vera lega europea formata dai club migliori sul campo in modo da consentire a qualunque club di accedere alla competizione secondo le regole democratiche della vittoria e della sconfitta, che tutti i tifosi sognano e per le quali fanno il tifo.

Quello che è successo è stata un’altra storia.

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