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«Non sappiamo niente sul nostro destino, tutto tace, il servizio rimane scoperto e non abbiamo idea se la cassa integrazione sia partita o no» Un caso tutto all’italiana.

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Riceviamo e pubblichiamo

Qualche tempo fa abbiamo ricevuto una lettera alquanto insolita, ma non per la fattispecie astratta in sé (di diritti dei lavoratori infranti, ahimé, né è pieno) quanto per ciò che vi è di surreale nel racconto che riportiamo, all’insegna del precariato e dell’abbandono più totale verso 21 “colleghi di sventura”, come ci viene riferito ad inizio testo. Seguiremo assiduamente lo sviluppo dei fatti, nel frattempo non può che rimanere – duole dirlo – un paradosso 100% Made in Italy.


“Buongiorno a tutti, sono un lavoratore che vi scrive per condividere la situazione surreale ed al limite della legalità che sto vivendo da mesi insieme ad altri 20 colleghi di sventura.

Vi riporto brevemente cosa è accaduto dal 2018 fino agli ultimi mesi di questo 2020 assolutamente da dimenticare per tutti: l’azienda di cui siamo dipendenti, Nethex Care, si aggiudica la gara per la gestione del Cciss Viaggiare informati, per chi non lo conoscesse è un servizio di pubblica utilità del ministero dei trasporti che si occupa, insieme ad Anas e Polizia, di raccolta e divulgazione di notizie riguardanti la viabilità sull’intero territorio nazionale. A noi, oltre alla ricezione ed all’inserimento delle notizie, era affidata anche la gestione del numero 1518 che è attivo 7 giorni su 7 h24 e permette a chi si mette in viaggio, per lavoro o qualsiasi altro motivo, di avere informazioni sulle condizioni e sulle criticità presenti sulle nostre strade. Prima di questa gara il Cciss era gestito dall’Aci che sarà uno dei protagonisti principali nel seguito del racconto.

L’inizio al ministero è positivo e pieno di speranze per la commessa e per la nuova azienda, la Nethex, che dopo pochi mesi da quando abbiamo iniziato la nostra avventura al Cciss ci ha assunto a tempo indeterminato, molti di noi erano stati assunti come interinali a tempo determinato e pensavamo finalmente di aver raggiunto una certa sicurezza lavorativa; ma poco dopo la musica cambia e ci accorgiamo che non è tutto oro quel che luccica. Vi riporto brevemente solo qualche esempio: siamo passati da svolgere il turno notturno in 4, con 2 persone al centralino del 1518 e 2 persone a svolgere l’attività di inserimento notizie, a solamente 2 persone impiegate su entrambi i servizi in contemporanea ma non è tutto, infatti da marzo 2020 siamo in smart working ed il medesimo turno notturno viene svolto da una singola risorsa che si ritrova a dover rispondere alle telefonate e a gestire mail, ed altre fonti per la ricezione di notizie, da tutta l’Italia. Visto la mole e la tipologia di lavoro che viene svolto chi mi sta leggendo penserà, probabilmente, che almeno ci verrà riconosciuto un adeguato livello contrattuale, invece ci ritroviamo a lavorare con un contratto con un livello inferiore rispetto alle mansioni attribuiteci. Per non parlare poi di turni con meno riposo rispetto a quello previsto da legge, spesso ci siamo ritrovati a staccare alle 22 e riattaccare alle 6 della mattina seguente; ma, nonostante tutto, in questi 30 mesi abbiamo resistito perché il lavoro è lavoro e sappiamo tutti in che periodo storico ci troviamo ed abbiamo sempre lavorato con il massimo impegno e professionalità.

Ora veniamo a quello che sta succedendo da novembre 2020.

La fine di questo anno coincideva anche con il termine della commessa e sapevamo che ci sarebbe stata una gara per la nuova assegnazione. A questa gara ripartecipa naturalmente la nostra azienda ed anche una RTI, raggruppamento temporaneo di imprese, composto da Aci Infomobility, Duel e Radio Traffic. Veniamo a conoscenza che Aci ha vinto la gara e che dal primo gennaio si occuperà di gestire il Cciss, una volta appurato questo, abbiamo deciso di rivolgerci a diverse organizzazioni sindacali per avere una tutela e capire cosa fare in questa fase di passaggio. Da qualche anno, per venire incontro ai lavoratori dei call center, è stata introdotta ed è divenuta obbligo di legge la clausola sociale; essa prevede che in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con lo stesso committente, chi subentra deve garantire continuità lavorativa al personale della azienda uscente. Veniamo a conoscenza per vie ufficiose, altra assurdità di questa storia la mancanza per settimane di comunicazioni o mail ufficiali, che Aci non vuole applicare la clausola di cui sopra; a questo punto tramite i sindacati richiediamo un incontro chiarificatore sia con Nethex che con Aci. Nel mese di dicembre per tre volte vengono fissate delle date per un confronto ed in tutte e tre le occasioni Aci non si presenta, quindi, non solo si mettono al di sopra della legge non applicando la clausola sociale, ma hanno anche la presunzione di far cadere la questione senza dare una valida motivazione a questo comportamento. Considerando che Aci è un ente pubblico trovo ancora più grave la situazione.

In tutto questo come si è mossa invece la nostra società? La Nethex nella prima decade di dicembre fa ricorso al Tar per contestare l’esito della gara, in attesa dell’esito del Tar la nostra azienda invece di tutelarci e trovarci una sistemazione, oltre al Cciss infatti ha altre commesse, ci comunica subito la propria volontà di metterci in cassa integrazione (FIS) dal primo gennaio senza nemmeno anticipare le spettanze, ma attendendo i tempi dell’Inps. Nel frattempo in data 20 dicembre la stessa azienda che vuole metterci in FIS ha rinnovato altre risorse che hanno un contratto interinale a tempo determinato, dimostrando che il lavoro c’è e che poteva benissimo suddividerci, a partire da gennaio 2021, su altre commesse per permetterci di continuare a lavorare che in tutta questa storia è l’unica cosa che ci preme ed interessa.

Veniamo all’ultima settimana, il 30 dicembre vista la situazione descritta sopra decidiamo di proclamare uno sciopero della durata di 24 ore, dalla mezzanotte alle 23.59 del 31 dicembre. Sempre il 30 arriva la prima comunicazione ufficiale, da quando tutto questo ha avuto inizio, in cui Nethex ci comunica che dal 1 gennaio avvierà la cassa integrazione, nonostante non tutte le sigle sindacali fossero d’accordo. La mattina seguente arriva l’ormai inatteso riscontro del Tar che emette la sospensiva della gara fino al 13/01 e pochi minuti dopo riceviamo una mail dalla nostra azienda in cui ci comunicano che stanno attendendo notizie dal Ministero dei Trasporti e che nel corso della giornata avremmo ricevuto aggiornamenti sull’eventuale ripresa del nostro servizio. Da lì il vuoto cosmico. Le ore passavano e nessuno sapeva niente, chi doveva prendere servizio alle 00.01 o alle 6 del primo gennaio non ha saputo niente tranne qualche messaggio privato dei responsabili in cui ci confessavano di non sapere cosa dirci e comunque di rimanere pronti, ma sapevamo benissimo che la notte di capodanno e soprattutto il primo gennaio nessuno del ministero si sarebbe fatto vivo. Ingenuamente abbiamo pensato, essendo il 2 sabato e 3 domenica, che il giorno per ricevere qualche notizia fosse il 4, ma come potete intuire nulla si è mosso. Non solo nessuna notizia, ma in questi giorni si sono verificate altre irregolarità; per prima cosa nonostante la sospensiva del Tar siamo venuti a conoscenza che Aci ha inserito nel sistema che utilizziamo per lavorare delle notizie, in secondo luogo ad oggi 5/01 se provate a contattare il 1518 la voce guida vi comunica che gli operatori sono in sciopero, cosa assolutamente falsa visto che lo sciopero è stato solo di 24 ore nel giorno 31 dicembre. Un servizio pubblico che usa una falsità per giustificare un disservizio causato dalla loro negligenza mi sembra abbastanza grave.

Per concludere, alla data odierna non sappiamo niente sul nostro destino. Dal ministero tutto tace e il servizio rimane scoperto e non abbiamo idea se effettivamente la cassa integrazione sia partita o meno, ho cercato di riassumere e spiegare il meglio possibile ciò che stiamo vivendo ma credo che sia impossibile descrivere ciò che stanno passando 21 famiglie per colpa, tra le altre cose, della pubblica amministrazione che avrebbe il dovere di tutelare i nostri diritti e di una azienda privata che come spesso accade ci vede solo come dei numeri e non come persone, non come uomini e donne che in un anno difficilissimo si ritrovano a lottare per mantenere il proprio lavoro.”

A nome di Debora Fortunato e Gabriele Tacconi, autori della lettera.

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