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NUOVO OTTOMANO IMPERO

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Adım adım Akdeniz ovvero passo dopo passo il Mediterraneo. Queste sono le parole scritte dal ministero delle politiche energetiche turche in un feroce tweet. Queste sono le parole d’ordine nella Turchia di Erdogan.

L’Anatolia è in fermento in queste settimane. Il Mediterraneo orientale sarà il luogo delle nuove battaglie. Il bottino in gioco è il gas naturale presente nei fondali delle isole greche della zona; isole rivendicate dalla Turchia e tornate al centro del perenne scontro fra i due popoli: gli uni i nipoti della antica Ellede (e dell’impero Bizantino) gli altri i nipoti dell’impero Ottomano.

La Turchia di oggi sembra più vicina alla Turchia religiosa del periodo Ottomano che alla Turchia laica e repubblicana di Ataturk. Il capo di questa radicale trasformazione è il “novello sultano” Erdogan accompagnato dalll’imponente ritorno della religione nella vita pubblica. Basti pensare alla trasformazione di Hagia Sophia in moschea. Una scelta controversa ma allo stesso tempo strategica sul piano della propaganda politica.

Essa sarà il simbolo del nascente Nuovo Impero che verrà eretto facendo leva sull’Islam. Il sultano infatti vuole trasformare la Turchia nel portavoce dei paesi islamici a discapito dei paesi arabi che paradossalmente inseme a Israele e alla Grecia sono i peggiori nemici di questo Grande Sogno.

Recentemente l’Egitto ha stipulato accordi sulla spartizione di alcune zone economiche esclusive nel Mediterraneo sud-orientale con la Grecia a danno proprio del paese anatolico. Inoltre l’Egitto (inseme ad alcuni paesi della penisola araba) sostiene il generale Haftar della Cirenaica mentre Erdogan sostiene il governo di unità nazionale di Tripoli.

OCCHIO ALLA LIBIA

L’espansione in Libia è strategica per i turchi sia dal punto di vista energetico sia geopolitico. A perderci siamo noi Italia che non abbiamo una politica estera degna di essere chiamata tale. Noi che abbiamo defenestrato i turchi dalla Libia nel 1911 grazie a statisti del calibro di Giolitti, ora dopo aver gettato la zona nel caos nel 2011 siamo incapaci di fare una politica estera degna di tale nome.

(date una occhiata a https://l-editto.com/next-italia-atto-i/  dove si parla anche di questo problema)

CONTESTO STORICO-POLITICO

Diceva  lo storico greco Tucidide :“bisogna conoscere il passato per capire il presente e orientare il futuro”.

Per comprendere al meglio il contesto politico di oggi in Turchia è opportuno dare una occhiata alla storia del paese in particolare al trattato di Savres del 1920 e il trattato di Losanna del 1923 stipultati dopo la Grande Guerra e ora pronti ad essere superati.

DA SAVRES A LOSANNA

Con il trattato di Sevres, l’Impero ottomano, si ritrovò drasticamente ridotto perdendo non solo tutti i territori arabi ma anche la vitale  sovranità  sugli stretti del  Bosforo  e dei  Dardanelli. La Grecia invece era riuscita ad avere non solo tutte le isole dell’Egeo ma anche le città di  Adrianopoli  e  Smirne.

Il trattato fu fortemente osteggiato da  Mustafa Kemal capo dei Nazionalisti Turchi che guidò la riscossa turca combattendo contro gli stranieri portando così alla nascita della Turchia moderna.

Dopo il conflitto gli accordi di Savres vennero stracciati e si arrivò al Trattato di Losanna. Come ritorsione per la campagna militare i turchi espulsero i greci dalle coste dell’anatolia. Genti che abitavano quelle terre fin dalla età delle poleis si riversarono nella penisola ellenica come profughi. Ciò portò al totale fallimento di ricreare l’impero Bizantino e vendicarsi di 500 anni di dominazione turca (la cosidetta la Megali Idea: simbolo del nazionalismo greco).

CIPRO 1974

Il 29 Maggio 1453 ovvero la conquista di Costantinopoli è una data che da come si è visto ricorre sempre nei pensieri dei Greci e dei Turchi. Basti pensare come detto all’inizio dell’articolo a Santa Sofia e al controllo del Mar Mediterraneo orientale.

L’odio fra Turchi e Greci non risale quindi ad Erdogan ma affonda le sue radici nella storia e passa dalla  prima guerra mondiale e anche dalla invasione turca di Cipro del 1974.

La piccola repubblica di Cipro situata nella omonima isola è a maggioranza greca ma esiste una minoranza turca. L’isola venne invasa nel 1974 e ciò portò alla nascita della Repubblica di Cipro del Nord nella parte con presenza turca (Stato non riconosciuto dall’ONU) . All’epoca il fatto non riscosse una grande attenzione internazionale in quanto la Turchia era strategica in chiave antisovietica e parafrasando in chiave negativa la celebre frase di Enrico di Navarra: Cipro non vale una guerra.

Cipro per i Turchi è strategica e soprattutto i suoi mari ricchi di gas naturali. A questo proposito è fondamentale ricordare un evento che ci riguarda. Il fatto in questione è Eni e i suoi tentativi di ricerca di gas nella zona di Cipro (concessi dalla parte del paese riconosciuta) impediti da navi militari turche. Fatto accaduto nell’ottobre del 2019 che rimanda come sempre alla nostra incapacità sul piano globale. I grandi statisti Italiani si rivoltano nella tomba ogni volta.

RITORNO AL PRESENTE

Spiegato l’odio tra turchi e greci (per quello tra turchi e paesi arabi basta leggersi qualcosa sulla rivolta araba del 1916 col celebre Lawrence d’Arabia) ritorniamo al presente e alle azioni  di Erdogan oggi. Come ben capito il bottino è il gas e con esso portare gloria al paese che in questo momento sta attraversando una grave crisi economica.

Il sogno di Erdogan è compiere qualche azione sullo stile di quanto praticato con i suoi predecessori con Cipro decenni fa.  Come già detto i tempi sono mutati, la guerra fredda è finita e recentemente due fregate una greca e una turca si sono quasi scontrate vicino Rodi.

Ora bisogna capire se per la Turchia conquistare qualche isola come Kastellorizo vale una guerra. Spetta al Sultano fare la prima mossa. E la Francia( già impegnata in Libia e in Libano) da buona vecchia potenza ha già mandato una sua flotta per fare da ago della bilancia. Il Mediterraneo sta in fermentazione come non mai.

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