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Pace e Giustizia sono compatibili?

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Sono tempi di grandi scioperi, di campagne di sensibilizzazione e azioni volte allo sviluppo: basti pensare a Greta Thunberg o anche all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’UNRIC (Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite).

Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’UNRIC. https://www.unric.org/it/agenda-2030

Tanti punti programmatici, che all’orecchio suonano bene, e che sono anche condivisibili, tra i quali mi ha colpito il numero 16 “Pace, Giustizia e istituzioni solide”. Ma in che misura sono la Pace e la Giustizia compatibili? Giuseppe Prezzolini svolge a proposito un’analisi molto accurata nel suo saggio “Cristo e/o Machiavelli”. Dice Prezzolini: “Giustizia e Pace sono due ideali che non vanno d’accordo tra di loro”.

Ma perché? Intanto, perché una persona, come diceva Aristotele, non può avere due fini supremi.

Un uomo si trova su una barca, con sua moglie e sua figlia ; la barca comincia ad affondare, e lui è consapevole di poter salvare solo una delle due, dovendo rinunciare alla vita dell’altra, nonostante ami ugualmente entrambe.

Si tratta di un caso estremo, ma rende bene l’idea. E ammettiamo pure che un uomo possa salvare entrambe, ovvero avere due fini ultimi.

La contrapposizione, nel nostro caso Giustizia/Pace, è tuttavia troppo evidente: la giustizia è un concetto “attivo”, infatti in un processo c’è un’accusa (attacco), una difesa, come in una vera battaglia, il cui casus belli è la denuncia;

non a caso nell’iconografia occidentale la Giustizia viene raffigurata mentre brandisce una spada, perché la giustizia va difesa a spada tratta.

Al concetto di pace è invece legata la “passività”: quante volte, tra amici, tra coniugi, si fa finta di non vedere ingiustizie, cose sbagliate, per amor di pace? Per non litigare? Quasi sempre per amor di pace si finisce col sacrificare la giustizia.

Sì, è ovvio, che denunciare un reato può portare a processi, e quindi a battaglie, ma d’altro canto simboleggia la voglia di opporsi ad un’ingiustizia, di voler cambiare una situazione della vita che è ingiusta nei nostri confronti.

Chi invece non ha voglia di “far la guerra”, sopporta passivamente le ingiustizie di cui è vittima, e ottiene la pace.

Nel caso di un trattato di pace tra stati, a seguito di una guerra, la questione è ancora più evidente: chi chiede la pace è in svantaggio, perché non è più in grado di poter portare avanti una guerra.

E perciò chi chiede la pace sì, la otterrà, ma a quale prezzo? Ad esempio vedendo venir meno legittime pretese territoriali o economiche; che appunto, se sono legittime, e vengono negate, costituiscono un’ingiustizia

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