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Pace tra Armenia e Azerbaigian? La storia di un conflitto

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Lunedì 9 novembre, dopo sei settimane di guerriglia dura e conflitti aspri, la Repubblica Armena si è vista costretta, causa l’inaspettata controffensiva azera, ad accettare la pace, effettiva da martedì 10 novembre, imposta dalla Repubblica dell’Azerbaigian e garantita dalla Confederazione Russa.

IL PERICOLO

La pace si è resa necessaria -per l’Armenia- nel momento in cui le forze aere dell’Azerbaigian, ex repubblica socialista sovietica, rafforzate dal supporto -logistico e non- della Turchia (di cui qui è descritto chiaramente il progetto neo-ottomano), hanno guadagnato il controllo della città di Shushi, seconda maggiore città della Repubblica -non riconosciuta a livello internazionale- dell’Artsakh o Nagorno Karabakh (enclave di etnia e cultura armena in territorio ufficialmente azero), minacciando così di spingere la guerra nel profondo del territori nazionale armeno.

LA PACE

Le condizioni imposte all’Armenia da questa pace, che forse sarebbe più corretto definire accordo unilaterale, sono la rinuncia -almeno momentanea- delle relazioni e ambizioni di annessione nei confronti della repubblica armena dell’Artsakh e la cessione di una porzione di territorio di confine.

Gli abitanti delle due repubbliche rivali hanno accolto l’accordo in maniera diametralmente opposta.

© Sergei GAPON / AFP – Armenia, Nikol Pashinyan (Afp)

Se infatti i cittadini azeri sono scesi nelle strade per festeggiare la fine degli scontri che duravano ormai da diverse settimane, gli abitanti di Erevan, capitale dell’Armenia, hanno assaltato i palazzi del governo e la residenza personale del primo ministro Nikol Pashinyan, accusato di essersi dimostrato debole nei confronti dello storico nemico azero, per non parlare poi dei cittadini formalmente azeri di etnia e cultura armena che hanno rinnovato la propria fedeltà alla Repubblica dell’Artsakh confermando la volontà di resistere ad oltranza.

L’accordo raggiunto, come ha tuonato il presidente azero İlham Əliyev, è un duro colpo per il popolo armeno che però -la storia moderna lo insegna bene- è da tempo abituato ad ingoiare bocconi amari e a rialzarsi poi più forte che prima.

D’altronde sarebbe sciocco pensare che questa pace, di fatto imposta con la forza, possa segnare la fine di uno degli scontri più caldi della storia contemporanea; la ferità tra i due popoli è infatti così profonda che una rinuncia alla riunificazione da parte del popolo armeno è tanto irrealistica quanto non auspicabile.

L’ORIGINE DEL CONFLITTO

La Storia recente dell’ostilità tra azeri e armeni ha come origine il 1918 quando la Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, retta dall’influenza dell’Impero Ottomano, si scompose nelle repubbliche democratiche di Armenia, Azerbaigian e Georgia.

Lo scioglimento della Repubblica Transcaucasica fu scatenato dalla volontà dell’Armenia e della Georgia, caratterizzate dalla fede cristiano-ortodossa e quindi da una loro cultura particolare, di allontanare il proprio popolo dalle grinfie -memori del genocidio armeno del 1914 questo termine è decisamente appropriato- islamico-teocratiche dell’Impero Ottomano a cui invece l’Azerbaigian, per comunione di fede e per un oggettivo favoreggiamento nelle dinamiche comunitarie, si dichiarò leale.

Lo scontro che vedeva opposte da un lato la Georgia e l’Armenia e dall’altro L’Azerbaigian e l’Impero Ottomano non durò molto. L’esplosione improvvisa del comunismo nella transcaucasica causò una riforma delle tre repubbliche coinvolte nel conflitto che, abbracciando il socialismo, furono annesse all’Unione Sovietica, ribattezzate repubbliche socialiste e inserite nell’agglomerato amministrativo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica.

Al momento di definire i confini delle neonate repubbliche socialiste la logica applicata non fu naturalmente quella dell’identità etnica, culturale e religiosa -il socialismo conosce solo interessi economici- quanto più, data la vicinanza culturale tra l’Azerbaigian e la Turchia (ex Impero Ottomano) e soprattutto dati i benefici in termini economici e di relazioni diplomatiche, fu deciso di assegnare una parte del territorio originariamente armeno e il Nagorno Karabakh, di etnia e cultura armena, all’Azerbaigian in modo che potesse così confinare con la Turchia.

Con il crollo dell’Unione Sovietica l’Armenia riuscì a recuperare soltanto un ristretto lembo di territorio. A livello internazionale lo Stato dell’Azerbaigian è ancora riconosciuto come il legittimo -giudichi il lettore- proprietario del Nagorno Karabakh che si è però nel frattempo (il 6 gennaio 1992) dichiarato indipendente costituendo la non internazionalmente conosciuta Repubblica dell’Artsakh che, tornando ai fatti di cronaca, che il popolo armeno continua e continuerà sempre a difendere.

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