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Perché il vaccino della Pfizer è un cattivo affare

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Da tempo i capi di stato occidentali attendono con il fiato sospeso l’arrivo di un vaccino in grado di permettere loro di salvare faccia, e presentare una giustificazione del loro operato. Se, infatti, le misure di quarantena avessero fornito tempo sufficiente a compagnie farmaceutiche e vari centri di ricerca per elaborare un vaccino capace di debellare il temibile nemico virale, ne consegue che i danni causati dall’operato dei vari governi sono stati un sacrificio utile e necessario. Saggiare la solidità di una simile posizione non è lo scopo del presente articolo; l’obiettivo che mi propongo è quello di mostrare come, anche concedendo ai proponenti del lockdown diversi presupposti, il prodotto offerto dalla Pfizer non rappresenta un raggio di sole, ma un enorme spreco di denaro e risorse.


Cosa stiamo comprando?


Ogni bravo cliente, prima di effettuare un acquisto di qualche importanza, dovrebbe consultare attentamente non solo le informazioni riportate dal produttore, ma anche l’opinione di altri individui le cui competenze gravitano intorno al settore rilevante. In ultima istanza, tuttavia, ciò che conta è la nostra opinione: consultato chi di dovere, è nostro compito trarre delle conclusioni che ci permettano di prendere una decisione, in un senso o nell’altro. Nel caso del vaccino della Pfizer, dunque, a chi dobbiamo rivolgerci? L’establishment medico sembra non alzare obiezioni, per cui ci si può fidare, giusto?


Non proprio. L’autore confessa di avere solo un’infarinatura generale circa i meccanismi biologici alla base del funzionamento dei vaccini, ma dispone, come il resto del pubblico, di facoltà intellettuali. Tali capacità permettono anche al profano di formulare un giudizio utile, a patto che non esca dal seminato e non si pronunci su questioni squisitamente tecniche, dove, giustamente, è meglio che taccia.


Efficacia del 90%, garantita!


Cosa significa, esattamente, che ciò che la Pfizer intende venderci promette un’efficacia che si assesta intorno al 90%, per quanto concerne la prevenzione relativa al famigerato Covid? Una lettura della dichiarazione rilasciata dalla compagnia ci fornisce i materiali di cui abbiamo bisogno per una breve analisi. Da essa, apprendiamo che, tra gli oltre 39.000 volontari, circa 94 persone hanno contratto un’infezione, 9 tra chi ha ricevuto due dosi del vaccino, e 85 tra chi invece ha ricevuto solamente un placebo. Dal momento che oltre il 90% degli infetti è stato riscontrato nel gruppo di controllo, la Pfizer può affermare di aver sviluppato un prodotto assai efficace.

Sembra molto promettente, vero?


Il problema, come al solito, è ciò che viene sottaciuto. Una domanda, infatti, non riceve risposta: qual è l’efficacia relativa del vaccino? In altri termini, qual è il guadagno rispetto al non farsi inoculare? Chi è più ferrato in matematica avrà fatto i dovuti calcoli, ma è bene esplicitarli. È bene ricordare che, tra i 39.000 partecipanti, solo una piccolissima parte ha contratto il virus. Facendo i dovuti calcoli, scopriamo che tra i vaccinati l’incidenza è dello 0,04%, mentre nel gruppo di controllo essa è pari allo 0,43%.

Questi numeri, messi in relazione, ci mostrano come la compagine che ha ricevuto il vaccino ha offerto una performance migliore del gruppo di controllo, ma meramente dello 0,39%. La stragrande maggioranza di entrambe le categorie, infatti, non ha sviluppato nessuna infezione. La differenza di infetti tra le due “popolazioni”, infatti, è bassissima: solamente 76 persone. Ciò significa che evitare 76 infezioni, è stato necessario vaccinarne circa 20.000, o, in altri termini, che sono necessarie 256 vaccinazioni per prevenire una singola infezione.

La questione si complica


Le debolezze di questo vaccino, tuttavia, non si fermano qui. Un lettore attento, infatti, avrà notato che quei casi presi in considerazioni non sono pazienti gravi, ma individui che hanno sviluppato sintomi di intensità leggera e media, e che sono risultati positivo al test PCR. Ciò significa che, tralasciando la dubbia utilità del test, esso è in grado di prevenire solamente i casi più relativamente innocui del virus. Se una persona sviluppa sintomi influenzali ma non è costretta a letto, incapace di muoversi e respirare, non è particolarmente differente dall’esperienza che molti di noi vivono quando entrano in contatto con un’infezione respiratoria.


Qual è l’utilità di un vaccino che promette di ridurre, nemmeno di eliminare, i casi più leggeri e meno pericolosi dal punto di vista medico? Anche accettando la versione catastrofistica dei media e dei governi, il problema è sempre stato il collasso del sistema medico, e non la malattia in sé, che è, specialmente oggi, relativamente facile da combattere. L’unico aspetto positivo sarebbe la riduzione del numero di individui in grado di diffondere il virus, ma dal momento che un’infezione derivante da un contatto breve è, per quanto ne sappiamo ora, praticamente nulla, è difficile stabilire con certezza se ciò giustifichi l’assunzione di un prodotto elaborato in fretta e furia.

Conclusione


Se pensavate che questo vaccino fosse un’ancora di salvezza, è necessario ponderare più accuratamente la sua natura.

Non è affatto chiaro che tutti i sacrifici che ci sono stati esatti giustifichino una riduzione del rischio dello 0,4% – a essere generosi -, e soprattutto che tale mitigazione possa diventare obbligatoria, direttamente o indirettamente. Non è infatti assurdo pensare che, pur non essendo “tecnicamente” forzati a farci inoculare, verranno promulgate leggi che, a conti fatti, proibiranno la circolazione a chi non è in grado di esibire un “patentino” che dimostri di aver ricevuto il vaccino.

Non è necessario essere un no vaxx per nutrire dubbi circa l’utilità e soprattutto la sicurezza di una simile sostanza – ricordiamo, infatti, che i produttori di vaccini sono immuni da denunce relative a danni causati da essi, rimuovendo dalle mani della società un importante meccanismo di controllo -, specialmente dato che non è stato svolto nessun esame a lungo termine delle sue potenziali ripercussioni. Paradossalmente, qualora tali effetti siano presenti, è perfino possibile che il vaccino sia più pericoloso del virus, se più di una persona su 256 sviluppasse complicanze, come una maggiore suscettibilità ad altre malattie.


La questione principale è sempre quella della quantità accettabile di rischio: vale la pena consumare risorse per avere lo 0,4% di possibilità in meno non di subire un pesante danno, ma di sviluppare sintomi influenzali? Ben sapendo che tale “rimedio” potrebbe rivelarsi più dannoso? Date queste informazioni, la risposta è un secco “no”, e ogni persona che ha a cuore la propria salute e la propria libertà dovrebbe opporsi a qualsiasi tentativo di promuovere una “soluzione” che rischia di generare conseguenze avverse, sia biologiche che politiche.

In ogni caso, data la condotta dei nostri governanti, non abbiamo molti motivi per sperare.

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