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Politica in Italia, Specie in via d’estinzione?

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Siamo sicuri che le mosse del viminale, le polemiche e i DPCM siano definibili politica? Possibile che in tempi di pandemia e quarantena, le storie di Instagram debbano diventare le nuove piazze del popolo? Non è forse questo, l’ennesimo passo verso l’annichilimento dell’arte di fare politica?

Le risposte potrebbero variare a seconda di come si vedano le dirette (o anche i post) di Salvini, o quelle di Grillo. Da un motivatissimo “nuovi mezzi di comunicazione, nuova politica”, ad un disinteressatissimo “ok boomer”. Chi sta in mezzo, sta zitto e si tiene l’amaro in bocca.

Influenza social

Molte volte un post diventa un vero e proprio ritrovo di haters, che getta a cannone insulti, sia tra i partecipanti che allo stesso politico. Si va così man mano inquinando l’aria da comizio che si era creata, e più in generale la politica che sta dietro quello schermo. Si perde la credibilità, la solennità del comizio. Qualsiasi messaggio venga trasmesso, viene frainteso, passato sottobanco. Paradossalmente un mezzo che permetterebbe a chiunque di raggiungere la politica, la allontana, trasformandosi in una sorgente di qualunquismo.

Eppure dei mezzi così onnipresenti nella vita di tutti – come dovrebbe esserlo la politica – dovrebbero essere utilizzati ma in maniera più consona alla serietà delle sfide politiche. Magari la si finisse di sentire che le dichiarazioni importanti, le si fanno dalla Durso. Anche se da un punto di vista di raggiungimento di pubblico, sembra una scelta piuttosto adeguata, dati gli shares dei programmi di Lady Tv italiana. Ma sappiamo tutti che il foltissimo pubblico di Barbara D’urso è ristretto alle nonne e zie di tutte Italia, in quanto tra un politico e l’altro ci passano più gossip di quanti ne si potrebbe affrontare in una vita intera.

Nel miasma di informazioni, fake news ed emendamenti – soprattutto nell’ultimo anno – la luce del faro della politica si affievolisce sempre più, sino a sparire e ci si sente perduti nel mare delle leggi.

Punti di riferimento? Assenti

A chi ci dovremmo ispirare? A un parlamento che sembra ritornato ai tempi della sinistra e destra storica? Tutti cambiano bandiera, e nessuno si assume le proprie responsabilità. Destra e sinistra si sono fuse insieme. Chi dice tutto e il contrario di tutto, chi si elegge a difensore dei lavoratori e va in Arabia a fare elogi, chi dice di pagare tasse e le evade…e così all’infinito. Un parlamento di adolescenti forever young non può pretendere l’attenzione e la serietà della fascia giovane del paese. Quelli a cui si impone di recuperare un deficit infernale senza neanche averglielo chiesto. Quelli per cui la pensione sarà solo una lontana leggenda.

Il ricambio politico generazionale manca, il motivo è chiaro: la politica è diventata uno spettacolo per pochi, a cui partecipano ancora meno. Il continuo e italianissimo lamentarsi ad oltranza – e senza informarsi – della politica ha fatto sì che questa si andasse a schiantare contro un muro di indifferenza e incertezza che compone ogni italiano, in particolare noi giovani.

La politica appartiene a Noi, a noi popolo, ma soprattutto a noi giovani. Da troppo tempo in Italia si parla un politichese aspro a le menti fresche, perché appartenente alla fascia di popolazione più anziana. In moltissimi dei discorsi delle classi politiche degli ultimi ventanni, siamo posti come il futuro, e veniamo trattati come tali: tant è che siamo continuamente procrastinati.

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