Economia

Quando il “mondo libero” si inchina al potere

6 Mins read

Chiarisco subito che quando uso il termine “ammirazione”, non mi riferisco a una lode aperta o un apprezzamento dichiarato, ma più un riconoscimento che, “a casa loro”, sanno come ottenere ciò che è necessario. Per rendersene conto, si può prendere in esame il classico spauracchio della concorrenza sleale, con lo stato cinese che impiega quello che a noi sembra lavoro schiavile per inondare il mercato globale con merci a basso prezzo, soffocando la concorrenza degli altri paesi. A prescindere dalle condanne, in molti sono convinti che questa sia un’eccellente strategia per minare l’integrità degli stati avversari e conquistare vantaggi per la Cina. Il mio articolo vuole essere un tentativo per spiegare questo curioso fenomeno, che al tempo stesso dileggia e approva il comportamento del governo cinese.

Un’ascesa formidabile

I fatti paiono giustificare il modus operandi del gigante asiatico. La letteratura economica si spreca in tentativi di spiegare l’enorme arricchimento che è avvenuto in Cina negli ultimi decenni, di un’intensità e rapidità impressionanti. Questo sistema misto tra libera impresa e direzione statale si è rivelato vincente, sebbene il partito comunista mantenga un controllo ferreo sul suo territorio, contrariamente alle previsioni occidentali che vedono una correlazione tra libertà economiche e libertà civili.

Gli asiatici sembrano aver carpito tutti i vantaggi e i saperi dell’occidente senza ereditare nessuno dei suoi difetti: quell’inveterato egoismo irresponsabile che caratterizza il nostro[1] modo di vivere e che a detta di molti è causa di tutti i mali, dal “consumismo” all’esacerbazione di una supposta emergenza medica attraverso comportamenti scellerati e menefreghisti. La Cina, invece, appare un’entità quasi monolitica, capace di disciplina e obbedienza, nonché di pianificazione a lungo termine, come “dimostrano” il fatto che gli obiettivi di crescita vengono regolarmente raggiunti e che l’influenza cinese sembrano spargersi ovunque, come nel caso della “nuova colonizzazione” dell’Africa, in cui il governo cinese ha stabilito dei veri e propri enclavi. La loro politica, economica e non, sembra stia funzionando, al contrario della nostra che ci vede sempre più irrilevanti e stagnanti.

Un mondo demoralizzato

Eccezionalismo cinese, dunque? Non proprio, ma piuttosto una grande “astuzia cinese”, che contrapposta alla nostra, poco decisa e decisamente inefficace, sembra veramente il frutto di un’intelligenza machiavellica. Dal nostro lato della barricata, vediamo solamente l’espansione, anche solo figurata, del modello cinese, e al tempo stesso la nostra influenza scemare, il nostro tenore di vita stagnare e i problemi che ci affliggono moltiplicarsi. In una reazione comprensibile, pensiamo che, per fronteggiare questa sfida, dobbiamo ingaggiare nello stesso processo che hanno effettuato loro: prendere ciò che di buono il sistema cinese ha e mobilitarlo contro di esso.

Reazione comprensibile, come ho detto, ma che denota il vero problema della cosiddetta civiltà occidentale, ovvero una profonda mancanza di fiducia in sé stessa. Siamo demoralizzati, e disperatamente alla ricerca di un salvagente, un esempio da seguire per riprendere il posto al tavolo che vediamo diventare sempre meno importante. Non riconoscendo cosa ci ha permesso di dominare il mondo, non possiamo nemmeno comprendere perché non siamo più l’unica potenza, o almeno la più grande, e cosa fare per rimediare a questo problema percepito.

Perduta la fiducia nel soprannaturale, inteso come riconoscimento del fatto che l’esperienza umana non si esaurisce nella sola fisicità, e scomparso un punto di fuga trascendentale, ci ritroviamo solo con una ragione corrosiva che non vede motivi di credere in nulla, e appiattisce ogni aspetto del reale al solo substrato materiale, come dimostra il culto delle maschere e l’equiparazione della vita umana al solo persistere biologico. I motivi alla base di tale decadimento sono molteplici, e in alcuna misura sono il risultato naturale degli aspetti peggiori dell’illuminismo, ma uno dei colpevoli è il crescente ruolo dello stato nella società civile che, erodendo i suoi corpi intermedi, priva l’individuo di quelle istituzioni che lo proteggono dallo strapotere politico. Questa erosione, a sua volta, sottrae ai singoli diverse fonti di significato che donano senso alla sua vita, causando quel senso di “atomizzazione” che in molti giustamente condannano. In un simile contesto, non è difficile capire come mai siamo sempre più attirati verso alcune forme di autoritarismo: vedendo gli “effetti” di una – supposta – eccessiva libertà, e i successi della forza, guadiamo sempre con più favore l’operato dell’Est. Non a caso, i nostri governi hanno intenzione di introdurre passaporti vaccinali, in aggiunta a tutte le limitazioni che già ci hanno imposto.

L’inesorabilità delle leggi economiche

Di primo acchito, sostituire l’anarchia della produzione, o almeno convogliarla in alcuni canali, può portare a risultati migliori, dal momento che si affida l’uso di risorse scarse ad alcuni specifici individui che possono dunque essere più lungimiranti rispetto a imprenditori che perseguono solo il profitto. Abbiamo già avuto occasione di esplorare le debolezze di una simile posizione, ma essa presenta un’altra importante pecca, ovvero il fatto che, per usare le parole di Thomas Sowell, “non esistono soluzioni, solo compromessi”. Altri economisti preferiscono usare l’acronimo TANSTAFL, “there ain’t no such thing as a free lunch”, che si può tradurre come “non esistono cose come i pranzi gratis”. Entrambe queste nozioni rilevano come ogni decisione porti con sé dei costi, che spesso sono nascosti, invisibili o occultati dal fatto che prevengono altri fenomeni dall’emergere.

Nel caso della direzione statale dell’economia, una strategia di sussidio delle esportazioni come quella cinese può sembrare efficace solo se non tiene conto di tutti gli effetti che non vengono osservati. Seguendo l’esempio di Frédéric Bastiat nella sua opera “Ciò che si vede e ciò che non si vede”, che ci invita a guardare la realtà economica non solo con gli occhi fisici, ma anche con quelli della mente, ci accorgiamo degli ingenti costi che una simile politica implica, ovvero il fatto che il contribuente cinese sta a conti fatti regalando denaro ai compratori e agli esportatori; che queste aziende vengono artificialmente stimolate, sottraendo risorse a settori che più risponderebbero ai desideri dei consumatori; e che il sostegno ufficiale a queste imprese impedisce l’ammodernamento e l’incremento dell’efficienza degli impianti. Il governo cinese sta salassando la propria popolazione per nulla, e se sembra che una simile tattica stia avendo successo è perché i nostri governi continuano a strangolare il nostro tessuto protettivo, e alla lunga, tali sistemi non possono continuare a operare senza che gravi problemi interni facciano capolino. Un’economia di comando è insostenibile, e il suo perdurare richiede sempre maggiori sacrifici da parte della fetta produttiva della popolazione.

Non sono solo le tasse, per quanto esose, a farci da zavorra, ma l’intero codice burocratico e regolamentativo che obbliga imprenditori e dipendenti a seguire determinate strategie, e rende impraticabile o illegale buona parte dei tentativi di scoprire nuovi metodi di produzione. Questi pesi che ci trasciniamo ci indeboliscono, al punto tale da indurre organismi sovra-nazionali a istituire forti dazi nei confronti dei paesi non membri, ulteriormente diminuendo la pressione che spronerebbe maggiori e più saggi investimenti. Per usare un esempio volutamente esagerato, non importa se la Cina può schierare un esercito di 10.000 “schiavi” che intessono 10 scarpe all’ora ciascuno, se una fabbrica moderna può impiegare 100 italiani specializzati nell’operare sofisticati macchinari in grado di realizzarne 200 all’ora – o, addirittura, di funzionare in completo automatismo. Lungi dall’essere un vantaggio, gli “schiavi” scoraggiano l’innovazione, cosa che ci ha invece permesso di realizzare tutte le meraviglie del mondo contemporaneo. Ma per farla fiorire, dobbiamo essere liberi di sperimentare, errare e scoprire cosa funziona meglio, e solo se i vari attori sono responsabili per le loro decisioni tale processo può dispiegarsi in tutto il suo splendore.

Conclusione

L’unico motivo per cui la Cina è vista come un pericolo è la grave miopia, da parte nostra, circa le ragioni dello sviluppo economico e le sue dinamiche. Come dimostra il caso tutto europeo dell’ascesa tedesca nell’800, un assottigliamento della dominanza di una certa zona geografica in alcuni settori, come la Gran Bretagna in quello chimico, non significa declino, ma specializzazione: a fronte di una maggiore efficienza localizzata all’estero, le forze produttive domestiche possono ora concentrarsi in altri settori, senza “sprecare” preziose risorse in ambiti che altri sanno occupare meglio.

Invece di ostinarci a competere con gli stessi mezzi, l’occidente dovrebbe riabbracciare le armi più potenti del suo arsenale: la razionalità e la libertà di impiegarla. Il mondo occidentale è perfettamente in grado di affrontare “l’orda asiatica”, se solo gli fosse permesso di farlo, e non si ritrovasse imbrigliato da forme politiche oppressive e soffocanti. Gli insegnamenti della scienza economica sono chiari: non ci sono sostituti della libertà. Le nostre nazioni si trovano a combattere una battaglia tra libertà e comando, tra ciò che è naturale e spontaneo e ciò che è artificiale e imposto, con quest’ultimo che può far mostra di un campione terreno, mentre la prima non può vantare che un debole e per nulla convinto sostegno, sempre più alla deriva verso l’altro lato.

Presentare il dilemma nei termini di un conflitto tra una vita a misura d’uomo invece che di schiavo può forse risvegliare i cuori dei nostri “uomini senza petto”, e ridare vigore ai loro spiriti. Che la più grande conquista intellettuale dell’Ovest sia la scoperta che un mondo senza fede non può conservare a lungo la sua umanità?


[1] Con tutti i riferimenti al plurale intenderò, d’ora in avanti, tutti paesi che rientrano nella sfera occidentale. Il lettore mi perdonerà le generalizzazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *