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Sarebbe meglio la mafia?

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Vintage criminale con pistola e dollari - foto d'archivio | Crushpixel
Credits: Crushpixel

Talvolta, le implicazioni di una posizione non emergono istantaneamente, ma in seguito ad alcune vicissitudini. In questi giorni ho avuto l’occasione di vivere una simile esperienza. Il 2 giugno si è celebrata la Festa della Repubblica, e poco prima è stato liberato Giovanni Brusca, efferato sgherro della mafia. Tale coincidenza – o, almeno, prossimità temporale – ha spronato molti pronunciamenti a favore dell’azione dello stato nei confronti della mafia, il che ha riportato nuovamente all’attenzione del pubblico le valenti figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che hanno dato la loro vita nella lotta al crimine organizzato. Questa volta, tuttavia, invece di fervore contro la mafia, ciò che provato è stato uno strano distacco nei confronti dell’intera vicenda.

Una nota stonata

Chi segue i miei articoli saprà che non nutro molto amore per lo stato, e che anzi ritengo che sia la più pericolosa invenzione mai prodotta dal genere umano. Se si parte dal presupposto che lo stato è, in sostanza, un manipolo di banditi stazionari, tuttavia, si valuta in maniera del tutto diversa la contrapposizione tra esso e le organizzazioni mafiose. Dopotutto, dov’è la differenza? Lo scopo della mafia è sia il potere che l’arricchimento, e prospera nei lati bui della società e nei settori che non sono esposti alla luce del sole, a causa dell’azione repressiva dello stato. Il tratto caratteristico dell’agire mafioso, oltre al dimorare in questi meandri, è il nutrirsi del pizzo, una vera e propria estorsione a danno di individui in cambio di “protezione”, dietro minaccia di violenza fisica verso cose o persone.

Sembra familiare? Dovrebbe, dato che è lo stesso identico modus operandi dello stato, che esige un pagamento con la forza in cambio della difesa personale, a prescindere dalla volontà della persona o della comunità in questione. Qualora tali individui non allentassero i cordoni del loro borsello, potrebbero essere ulteriormente multati, dunque imprigionati e, in ultima istanza, giustiziati in caso oppongano resistenza all’arresto. Vista in quest’ottica, il feudo tra stato e mafia non è altro che uno scontro territoriale tra due gang rivali. Per quale motivo, dunque, dovrei “fare il tifo” per uno dei due?

Meglio ladri che santi

“It would be better to live under robber barons than under omnipotent moral busybodies. The robber baron’s cruelty may sometimes sleep, his cupidity may at some point be satiated; but those who torment us for our own good will torment us without end for they do so with the approval of their own conscience.”

“Sarebbe meglio vivere sotto dei ladroni che sotto degli onnipotenti ficcanaso morali. La crudeltà del ladrone può talvolta assopirsi, la sua cupidigia può a un certo punto essere saziata; ma coloro che ci tormentano per il nostro bene ci tormenteranno senza tregua perché lo fanno con l’approvazione della loro coscienza.”

– C. S. Lewis

La realtà dei fatti, tuttavia, è ancora peggiore dello scenario che ho dipinto. La citazione di Lewis, sebbene non si adegui al cento per cento allo spirito del mio discorso, illumina un aspetto importante, ovvero il fatto che la mafia, a differenza dello stato, non è interessata a dettare ogni nostro comportamento. Come i peggiori sovrani e signori della guerra del passato, quando paghi ciò che è richiesto e ti umili di fronte a loro, ti lasciano in pace. I nostri “servitori pubblici”, invece, si sentono in dovere di inondarci di prescrizioni e divieti, apparentemente per il nostro bene, e infrangono continuamente le nostre libertà. Dove la mafia eccede in efferatezza, risparmia in distorsioni nella società civile rispetto alla sua controparte istituzionale.

Ciò non significa che la mafia sia una forza positiva: lungi da me voler rimpiazzare un criminale con un altro, ma è innegabile che le situazioni negative non sono uguali, e che alcune, a parità di condizioni, sono comunque preferibili ad altre. L’obiettivo delle mie riflessioni è mostrare come il mito costruito intorno a Falcone, Borsellino e gli altri “martiri” occulta la dinamica più profonda del rapporto stato-mafia. Non mi sto riferendo esclusivamente a relazioni come la famigerata trattativa e in generale la corruzione e l’infiltrazione mafiosa, ma alla contrapposizione ideale tra due organizzazioni che non sono poi così distanti in termini di natura, e anzi, sono due facce della medesima medaglia.

Non posso commentare sui magistrati sopra menzionati non essendo familiare con la loro carriera, ma quanti giudici statali hanno rovinato famiglie e persone comminando sentenze per crimini non violenti, come spaccio o evasione fiscale? Quanti burocrati e segretari anonimi hanno devastato i destini di innumerevoli individui tramite regolamentazioni e direttive? E quanti generali hanno mandato manipoli di uomini al massacro in guerre senza senso? A confronto, i crimini della mafia fanno si più scalpore, ma non si avvicinano nemmeno lontanamente per grandezza a quelli perpetrati dal potere politico, talvolta con finta rassegnazione in nome della ragion di stato, più spesso con il sorriso di chi ritiene di essere nel giusto.

Conclusione

Per quanto possa sembrare ripugnante, se figure esecrabili come quelle di Riina e Provenzano detenessero “ufficialmente” il potere, vivremmo in un mondo sostanzialmente più morale. Un corpo regolamentativo meno invadente, tasse minori e soprattutto assenza di una vera e propria “legittimità politica” permetterebbero un maggiore sviluppo non solo delle condizioni materiali delle vittime, ma anche della loro coscienza, che potrebbe risultare in una vera e propria liberazione dai loro aguzzini.

Vi è, tuttavia, qualcosa di insoddisfacente nel fatto che la vita delle persone sarebbe migliore se fossero dominati da briganti piuttosto che da angeli. Ci risulta infatti difficile pensare che tutte le buone intenzioni del mondo, per quanto concerne il potere, non facciano che peggiorare la situazione, ma uno studio distaccato delle dinamiche del potere ci porta proprio in questa direzione. Ciò che fa più rabbia è che personaggi come gli amati Falcone e Borsellino si siano trovati, purtroppo, a prestare la loro integrità, la loro intelligenza e il loro onore a un’istituzione che non li meritava, e che la storia del loro coraggio contro la mafia sia diventata un mito a sostegno di un’organizzazione criminale ben più perniciosa.

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