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«Viviamo un indice estremamente elevato di pericolosità sociale» Intervista a Sergio Caruso.

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È di triste cronaca quanto accaduto nei giorni scorsi sul litorale marittimo di Paola, Provincia di Cosenza, narrante la morte del Maresciallo dei Carabinieri Antonio Carbone, deceduto per via di un arresto cardiaco a seguito di un’accesa lite con un bagnante e – da quanto emerge – il rispettivo figlio. La causa è ormai nota: il militare, con spiccato senso civico, aveva ripreso l’uomo a seguito del gesto di quest’ultimo, consistente nell’aver gettato in mare un mozzicone di sigaretta. Insulti, minacce, grida, che hanno portato Carbone alla morte. Sul caso stanno tuttora indagando le forze di Polizia.

A tal proposito ho deciso di ascoltare il parere di un tecnico, il criminologo Sergio Caruso. Classe ’84, il Professore e Dott. Sergio Caruso è Psicologo Criminologo, Direttore scientifico del Master in Criminologia della Calabria e Consulente CTU e CTP.

Quanto accaduto di recente a Paola è senza dubbio allarmante nonché, mi permetto, ripugnante. A rigore di ciò, da esperto del settore, Lei crede che la società contemporanea sia arrivata ad un punto di non ritorno? È mai possibile che si arrivi alla morte per quella che poteva essere una semplice e pacifica discussione?

Vorrei soffermarmi su quella che è stata la morte del maresciallo Carbone, un elemento – la morte – all’apice delle tragedie, che segna un tracollo umano e sociale caratterizzato da un’aggressività estremamente sviluppata a 360 gradi. È l’aggressività, la violenza verbale, che si attiva negli scontri che si configura come elemento principale e da psicologo posso dire che questo episodio, come tanti altri (ad esempio la donna di Potenza malmenata vicino Praia a Mare senza un apparente motivo) ci fa capire un indice estremamente elevato di pericolosità sociale.

Ecco, come si può arrivare a fattispecie del genere? Anche secondo un aspetto sociologo.

Beh, ci si arriva senza dubbio con la frustrazione. Qui si parla di gente frustrata, che ha poca intelligenza emotiva, poca tolleranza all’altro. Io pensavo una cosa, sbagliando. Pensavo che a seguito dei numerosi lockdown avessimo imparato nuovamente a vivere, in maniera più civile: è evidente che ciò non è accaduto. Siamo peggiorati, siamo peggiorati anche nelle piccole cose, e arrivare a reagire violentemente – in un contesto di estrema normalità – osservando un carabiniere dal forte senso civico, che ha posto qualcosa che dovremmo fare tutti noi al giorno d’oggi, è a dir poco raccapricciante; si tratta di un segnale forte su un livello psicosociale. C’è stato un aumento di questi casi, e il perché è  abbastanza semplice.

Ovvero?

La gente non è tranquilla: da sola, con le proprie relazioni, ancor di più in mezzo agli altri. E questa è una cosa grave. Non può succedere ad esempio, come avvenuto a Crotone, che un uomo – non contento del conto presentatogli al tavolo – prenda a coltellate il cameriere. Sono cose che si manifestano nella pericolosità sociale, e quest’ultima sta diventando non più eclatante ma quasi ordinaria.

Proprio di “pericolosità sociale” ne accenna il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra che, al Quotidiano del Sud, commenta il caso Carbone parlando di “una cultura mafiosa, una cultura violenta, la cultura dei ‘fatti i cazzi tuoi che campi cent’anni’, di cui tanti calabresi sono portatori”. E’ un problema circoscritto tra noi calabresi?

Guardi, dobbiamo capire ormai che – nel bene e nel male – ci dobbiamo rafforzare a livello nazionale. Non sono i calabresi il problema: in Italia casi del genere li ho studiati dappertutto. Basti citare Roma, dove numerose sono state le fattispecie di tentato omicidio tra le mura domestiche durante il primo lockdown. Ancora, possiamo parlare di Milano, avendo visto investito un bambino da un pirata della strada scappato via senza prestare soccorso. È  un’emergenza sociale, dunque, che va da Nord a Sud, non è contingentata in un aspetto socio-culturale del Meridione, della provenienza. Dovremmo smetterla con queste divisioni e trattare il tutto da italiani, nè da meridionali nè da settentrionali.

Grazie dott. Caruso

Grazie a Lei. Ringrazio anche la Polizia di Stato diretta dal vicequestore Zanfini che sta seguendo il caso.

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