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Whilelm Richard Wagner: la rottura dell’Ottocento musicale

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Wilhelm Richard Wagner nacque il 22 maggio del 1813 nella città sassone di Lipsia, nono figlio del giurista Friedrich Wagner e di Rosine Wagner. In seguito alla morte per tifo del padre, avvenuta dopo soli sei mesi dalla nascita dell’ultimo figlio, l’intera famiglia si spostò a Dresda, città che il giovane Wagner avrebbe poi lasciato a 15 anni per tornare nella città natale. Durante l’adolescenza Wagner era appassionato di diverse discipline quali la letteratura e l’architettura, mentre la musica non aveva ancora trovato un ruolo importante nella sua vita, e perciò era continuamente incerto su che strada prendere per il proprio futuro. La sua illuminazione giunse all’età di 16 anni quando assistette al Fidelio di Ludwig van Beethoven, unica opera teatrale del compositore tedesco. Egli rimase infatti tanto colpito dalla rappresentazione che decise di dedicare la propria vita alla musica, specialmente alla composizione. Dopo un periodo da autodidatta prese lezioni da Christian Theodor Weinlig, all’epoca direttore del coro di voci bianche Thomanerchor, diretto in passato da importanti musicisti come Johann Sebastian Bach. Dopo soli sei mesi di lezioni Wagner decise però di lasciare gli studi per occuparsi esclusivamente di composizione e si  spostò a Magdeburgo, città in cui riuscì ad ottenere il ruolo di direttore musicale di un piccolo teatro.

I primi componimenti di Wagner, risalenti al periodo autodidattico, furono alcune sonate, un quartetto d’archi ed un’opera incompleta intitolata Die Hochzeit ( in italiano Le nozze). Dopo questi componimenti embrionali il giovane musicista passò invece a comporre Le fate, iniziata nel 1833 ma rappresentata per la prima volta soltanto nel 1888, ed Il divieto d’amare (1835-1837), messa in scena soltanto due volte durante la vita del compositore a causa di alcuni imprevisti sul palco. Subito dopo alla conclusione di quest’ultima opera il musicista decise di dedicarsi alla stesura della sua prima opera d’importanza, il Rienzi. All’origine di questo componimento ispirato alla vita del celebre personaggio storico Cola di Rienzo vi erano principalmente il grand-opéra, un genere solitamente francese caratterizzato da delle scene maestose, ed il Freischutz (in italiano il franco cacciatore) di Carl Maria von Weber.

A questo periodo caratterizzato dalla stesura di nuove opere e dal matrimonio del giovane compositore con la cantante Minna Planer non mancarono però dei momenti travagliati. Nel 1837 Wagner si spostò infatti prima a Konigsberg, in Prussia, e poi a Riga, abbandonata nel 1839 a causa del suo licenziamento e delle continue pressioni dei suoi numerosi creditori. Proprio durante questa fuga spericolata Wagner ebbe l’ispirazione per la sua prossima opera. Durante un viaggio navale per raggiungere Londra egli infatti rimase tanto colpito da una tempesta che decise di scrivere Il vascello fantasma, incentrato proprio sulla poesia del mare. Quest’opera, anche detta l’olandese volante, fu la prima in cui comparve la tipica trama wagneriana della redenzione attraverso l’amore.

Successivamente a questa fase il compositore visse per circa 3 anni a Parigi in una condizione di grave miseria e poi, grazie alla fama riscossa con il Rienzi, completato nel 1840, si trasferì a Dresda dopo avere ottenuto il ruolo di direttore d’orchestra dell’Opera della città. Il compositore, desideroso di mostrare i propri lavori, ottenne tutt’altro che il successo. L’olandese venne infatti considerato troppo insolito per l’epoca ed il Tannhauser (1842-1845), un’opera estremamente vigorosa narrante la leggenda secondo la quale il poeta tedesco Tannhauser aveva trovato il monte di Venere, scosse ancora meno interesse. Proprio questa sensazione di incomprensione spinse il compositore a iniziare il Lohengrin (1845-1847), rappresentato per la prima volta nel 1850 e ispirato alla storia di un custode del Santo Graal di nome Lohengrin, detto anche il cavaliere del cigno, presente nel poema epico Parzival di Wolfram von Eschenbach. L’opera, l’ultima appartenente alla fase giovanile di Wagner, riscosse successo principalmente nei paesi latini per la vocalità delle sue espansioni melodiche. Inoltre, in questo componimento, il musicista riuscì a mettere in gran risalto il suo misticismo, detto per l’appunto wagneriano, grazie al colorito luminoso e trasparente degli archi.

Il cavaliere del cigno – L’arrivo di Lohengrin (nel Brabante).
Dipinto murale nel Salone, August von Heckel, 1882/83 [credits]

A queste opere preliminari seguirono poi quelle veramente compiute e maturate più lentamente rispetto a quelle precedenti. Wagner infatti le definì prima mentalmente, poi le iniziò, subito dopo le abbandonò e infine le riprese per via di diversi fattori come l’ispirazione ed il periodo storico. Fu proprio quello che accadde con l’Anello del Nibelungo, ossia un ciclo narrativo di quattro drammi, il primo chiamato vigilia e gli altri tre giornate, che riprendeva leggende della mitologia nordica. Questo progetto fu delineato all’incirca nel 1846 e venne ravvivato dalla primavera dei popoli, un’insieme di moti rivoluzionari contro i regimi assolutisti che si verificarono nel 1848.

Tra il 1854 ed il 1856 Wagner concluse le prime due opere, la prima intitolata L’oro del Reno e la seconda Walkiria, e subito dopo iniziò la terza, il Sigfrido. Quest’ultima venne però interrotta per lasciare spazio alla composizione di Tristano e Isotta (1875-1859), considerata oggi l’opera più perfetta di Wagner. In quest’opera  il compositore riuscì infatti a portare il suo cromatismo musicale a dei livelli mai raggiunti prima. Nella spaccatura della composizione della Tetralogia si collocò anche Maestri Cantori, l’unica commedia scritta dal compositore.

Il musicista concluse le altre due giornate, il Sigfrido ed il Crepuscolo degli Dei, rispettivamente nel 1871 e nel 1872. La prima rappresentazione completa avvenne tra il 13 ed il 17 agosto del 1876 presso il teatro di Bayreuth, costruito appositamente per la rappresentazione delle opere di Wagner e progettato dal compositore stesso. Così Wagner, nonostante un’attesa di trent’anni piena di miseria e delusioni, riuscì finalmente a raggiungere i suoi obiettivi e desideri grazie alla sua enorme volontà e alla sua irrefrenabile ispirazione. Tra il 1877 ed il 1882 Wagner compose infine la sua ultima opera, il Parsifal, in cui riassunse i motivi del suo misticismo sessuale. Morì di lì a poco, il 13 febbraio 1883, presso Venezia.

Nonostante una vita segnata da periodi di grandi delusioni e fallimenti, Wagner si rialzò sempre con più tenacia e utilizzò le sue esperienze per nutrire la propria ispirazione e la propria musica, andando così ad operare una vera e propria rivoluzione musicale che avrebbe creato un’enorme spaccatura nella musica dell’Ottocento.

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